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VINTAGE CAGE di Shannon Taylor

Quei capelli d’oro erano le sbarre della sua gabbia. E se a uno non piace stare in gabbia che cosa deve fare? Deve uscire…. dipende solo da lui.

Da “La bambina dai capelli d’oro” di Gianni Rodari, in “Fiabe e Fantafiabe”, Einaudi.

C’è una fiaba di Gianni Rodari che mi inquieta ogni volta che la leggo. Parla di una bimba dai capelli d’oro di nome Rita, nata in una famiglia di gente semplice, di contadini, che vivono nei boschi. Rita è l’unica bimba bionda in un villaggio di persone dai capelli scuri. Un giorno capita al villaggio, per conoscerla, uno zio che viene dalla città ed è in giro per affari. Quando scopre che i capelli di Rita sono di oro puro decide di fermarsi in paese e convince i genitori a fare soldi sfruttando i capelli delle bambina:

<<Una miniera d’oro vivente>>, pensò lo zio di Rita. Ora pareva che non avesse più nessuna fretta di ripartire per i suoi affari. <<Sorella mia, cognato carissimo, resterò qualche giorno con voi. Però mi dovete fare un piacere. Voi vedete come Rita gioca in cortile, con gli altri bambini. Corrono, saltano, si accapigliano: così non va. E’ pericoloso. I capelli possono cadere, e ognuno di essi vale una fortuna. Bisogna che Rita se ne stia in casa, calma e tranquilla. Le comprerò delle bambole, giocherà con quelle. Le comprerò anche una bella parrucca, che le nasconda i capelli veri: se altri scoprissero che sono d’oro ne potrebbe venire un guaio…>>.

I genitori di Rita e il suo rapace zio diventano ricchi, ma la bambina è triste, sempre più triste, costretta com’è a fare una vita da reclusa, prigioniera della sua gabbia. Ma questa è una fiaba e i bambini, nelle fiabe, trovano sempre un modo per cavarsela: Rita riconquisterà la libertà e la sua chioma d’oro zecchino cederà il posto a dei normali capelli neri che le ridaranno la gioia di vivere come tutti gli altri bambini del villaggio.

Mi sono sempre chiesta perché questa fiaba mi procura una sensazione di angoscia. Credo perché mi fa pensare a quei bambini talentuosi, con una marcia in più, i cui genitori li condannano a una vita diversa dai loro coetanei, ingabbiata, purché il loro talento emerga pienamente e venga universalmente riconosciuto. Però poi rifletto che tanti genitori, anche quelli che hanno bambini “normali”, cioè privi di talenti particolari, fanno lo stesso coi propri figli: costruiscono intorno a loro delle gabbie, li tengono prigionieri delle proprie aspettative o ambizioni, più o meno inconsapevolmente, condizionandone le scelte, influendo pesantemente sulla loro crescita emotiva.

Perché, spesso, accade proprio così, come nella fiaba di Rodari: puoi amare da morire un figlio e , tuttavia, non poter fare a meno di costruirgli intorno la più dorata e  inespugnabile delle gabbie.

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C’era 1 foresta buia. Nella foresta c’era 1 grotta.
E nella grotta c’era la Morte.
A chi entrava lei narrava 1 fiaba:
C’eri una volta tu, e ora non ci sei più.

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Una fata cercava l’amore.
Baciò una foglia.
Sei l’amore? No!
Baciò 1 sasso. Sei tu? No!
Un fungo velenoso le rispose: forse.
E lei lo baciò ancora e ancora.

Illustrazioni e testi da “Favole al telefonino” di Fabian Negrin, Orecchio Acerbo Editore.

Si può parlare ai bambini del dolce inganno dell’Amore e del buio pesto della Morte e di tanto altro ancora, in una fiaba che sia lunga quanto un sms? Si può e “Favole al telefonino” dell’argentino Fabian Negrin lo fa con geniale e ironica leggerezza.
Mi ha sempre fatto tenerezza il Ragionier Bianchi, rappresentante di commercio di Varese, delle “Favole al telefono” di Gianni Rodari che, lontano da casa per lavoro, racconta alla figlia la consueta favola della buonanotte al telefono. Questo accadeva nel 1962 quando c’erano i telefoni a gettoni (a proposito, ma esistono ancora?) o quelli appesi lungo la parete del corridoio, nella nostra era digitale il rag. Bianchi userebbe il cellulare o skype e magari la favola potrebbe anche “zipparla” nei 160 caratteri di un sms da inviare alla sua bambina come bacio della buonanotte. Pensando a questa possibilità Fabian Negrin ha scritto e illustrato questa splendida antologia di poesia- bonsai, nella quale reinventa (si, parlo ancora di fiabe classiche rivisitate…) favole tradizionali con sorprendente e dissacrante ironia che a tratti diventa inquietante e graffiante humor nero (perché i bambini adorano aver paura). La brevità dei suoi mini racconti, insoliti e irriverenti, brucia le tappe consuete della logica adulta per avvicinarsi alla fulminante, imprevedibile, e spesso surreale, logica dei bambini, logica che ha sempre il potere di spiazzarci. Il finale della favola è un colpo di scena che destabilizza e incanta mandando a gambe all’aria gli stereotipi delle fiabe più famose: ci sono streghe che al “BHU!” di un bambino muoiono dalla paura; bimbe che non credono ai lupi ed intimano loro di stare a cuccia, per poi finire divorate da lupi che a loro volta non credono alle bambine; belle addormentate che, risvegliate dal principe, pensano che magari non è proprio quello che si aspettavano e si rimettono subito a dormire; maestre che, temendo di rimanere senza lavoro, visto che l’orco divora tutti i loro alunni, per non morir di fame si uniscono al macabro banchetto. E poi ci sono i nostri (miei e di mia figlia) amati giochi di parole che tanto aiutano a migliorare la capacità espressiva dei bimbi. Il tutto in un vorticoso, ammaliante e talvolta grottesco rondò di parole e illustrazioni che lasciano senza fiato.

Alla fine del libro si è tentati di comprimere, a nostra volta, le favole più note (sopratutto quelle più insipide e scontate) fino a farle diventare brevi come sms (l’Autore suggerisce anche una traccia), ottimo e stimolante esercizio per l’immaginazione. Mia figlia ne ha <<compressa>> una molto famosa, la principessa sul pisello, cambiando il finale tradizionale, devo dire alquanto banale, secondo una logica che non fa una piega. E’ tutta sua, rime comprese:

la principessa sul pisello a letto se ne andò

ma dai 20 materassi cadde giù e si risvegliò.

Col bernoccolo e zitella alla reggia ritornò.

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Dell’amore, della morte e di molto altro ancora, via sms


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