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Oggi voglio parlarvi di un libro strano, strano perché non allegro anche se i libri per bambini in genere lo sono. E’ un libro che avrei voluto leggessero a me un estate di diversi anni fa quando ero bambina, perché sono fermamente convinta che i libri riescono a venire in aiuto in tante situazioni, anche le più delicate e complicate, permettendo, a chi li legge, di comprendere eventi altrimenti incomprensibili. Durante quell’Estate era questo ciò di cui sentii,inconsciamente, il bisogno: comprendere, e non mi fu concesso se non molti anni dopo.

Durante l’infanzia trascorrevo le estati a Formia in compagnia delle mie tre adorate cugine, i nonni materni, gli zii e la mia famiglia. Tra gli amichetti della spiaggia c’era una bimba di Milano, S., che vedevamo solo durante le vacanze. Ricordo che all’inizio dell’estate dei miei sei anni S. era molto cambiata dall’ultima volta che l’avevo incontrata l’anno precedente: era senz’altro più alta ma anche tanto più magra, il suo viso aveva perso ogni rotondità e si era fatto ossuto e spigoloso. Ma la cosa più inspiegabile, per la me di allora, era che indossava colorati fazzoletti sulla testa che non levava mai neanche per fare il bagno in mare. S. era inspiegabilmente cambiata anche nei modi fare: non rideva più come prima, sembrava sempre stanca e malinconica,pensierosa e distante. Ricordo che i grandi sussurravano tra di loro che era malata, che non stava bene, ricordo le loro espressioni tristi mentre lo dicevano e ricordo che pensavo che S. fosse diventata improvvisamente fragile, che potesse rompersi da un momento all’altro: era questo il timore quando le stavo vicina, di farle del male senza volerlo. Ricordo anche  che giocare con lei non era più tanto divertente e che per merenda sulla spiaggia le davano da mangiare pane con burro e zucchero (assurdo che rammento questo particolare insignificante ma è così) e mi sembrava strano che non ingrassasse malgrado quella merenda così sostanziosa. S. aveva la leucemia ma io, ovviamente, non lo sapevo, intuivo però la sua malattia, la sua “diversità” rispetto a me e le mie cugine ma non la capivo veramente fino in fondo perché nessuno me l’aveva spiegata. L”estate successiva S. non c’era più, nessuno mi disse che era morta ma in qualche modo ciò mi fu abbastanza chiaro fin dal primo momento. Ricordo perfettamente la sensazione di vuoto e smarrimento provata rivedendo i suoi genitori in spiaggia, soli senza di lei, e mi rattrista, ora, rammentare bene il suo volto da malata e poco di lei quando ancora era in salute. Ma soprattutto mi dispiace che quando ancora S. era in vita, nessuno mi abbia mai detto chiaramente che stava male e che un giorno, forse, non ci sarebbe stata più. Saperlo non avrebbe certo cambiato il corso degli eventi, tuttavia avrebbe aiutato me a capire, e a quell’età cercare di capire la malattia è il primo passo per averne meno paura. Ecco perché oggi parlo di questo libro:<<Perché, Charlie Brown, perché?>>  di Charles M. Schulz, edito da Rizzoli nel 1992. E’ un libro datato ma in internet è ancora possibile trovarlo, è reperibile anche nei negozi di libri usati o al 50% di sconto (prezzo di copertina:12000 Lire).

Adoro i Peanuts e adoro la filosofia di vita del loro Autore, ho molti albi illustrati delle <<noccioline>> e mi trasmettono sempre molta allegria oltre a darmi tanti spunti di riflessione su come va il mondo. Trovo che la lettura dei fumetti di Schulz sia, anche per i bambini, estremamente godibile. In questo libro, da cui è stato tratto anche un cartone animato visibile su youtube, l’Autore racconta, come è scritto nel sottotitolo, <<una storia su quel che succede quando un amico è molto malato>>. Ad ammalarsi è Janice, una simpatica biondina alla quale Linus fa il filo

Sono nella stessa classe e il loro piacersi è chiaro in questo delizioso scambio di complimenti reciproci:

“Ti è piaciuto ieri alle altalene, Janice?”  

“Certo”, rispose Janice.”Mi piace, e tu sei il miglior spingitore della scuola”.

“Beh”, rispose Linus,” è divertente spingerti, perchè tu voli più in alto di chiunque altro”

Gradualmente il piccolo lettore capisce che c’è qualcosa che non va in Janice, nella quale si evidenziano i chiari segnali della malattia

Quando a Janice viene diagnosticata la leucemia le reazioni del piccolo mondo di personaggi che ruotano intorno a lei sono diverse: Snoopy si cala nei panni del “famoso Chirurgo” e fa su e giù in continuazione per le scale dell’ospedale dove è ricoverata l’amica (“perché non arriva al pulsante dell’ascensore” commenta sarcasticamente Charlie Brown), Lucy teme che la leucemia sia contagiosa e si dà una spiegazione tutta sua per cercare di razionalizzare ciò che sta accadendo e che non sa spiegarsi (“probabilmente le è venuto il cancro,”sentenziò Lucy,”perché è una bambina cattiva“), le sorelle di Janice si sentono trascurate dal resto della famiglia, le compagne di scuola più ottuse si lamentano che al suo rientro dall’ospedale la maestra le dedica tante attenzioni e sono gelose, il bulletto di turno la prende in giro per il cappellino che indossa per nascondere la testa senza capelli (e Linus gliela farà pagare amaramente…), Charlie Brown, con disarmante ingenuità, le chiede se morirà. E Linus? Linus fa fatica a capire perché la sua migliore amica sia malata, “Perchè, Charlie Brown, perché?” chiede smarrito all’amico. Ovviamente la risposta non c’è. Ha capito, però, quanto sia importante per lui Janice e fa quello che un buon amico farebbe in questi casi, cerca di farla stare bene, le fa coraggio, la conforta, le è vicino, prende le sue parti a scuola, e quando la va a trovare in ospedale le fa una bellissima dichiarazione d’amore eterno:

“Starai bene Janice e io ti spingerò sull’altalena per sempre”.

E difatti Janice guarisce: con l’arrivo della Primavera la neve si scioglie e lei e Linus fanno ritorno alle loro amate altalene. La bambina ha in serbo una sorpresa per lui: mentre la spinge in alto l’odioso berretto cade e lascia scoperti i suoi bei capelli biondi.

La storia ha quindi un lieto fine, come non sempre accade nella vita reale.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché mai far leggere “Perché, Charlie Brown, perché?” ai bambini, vista la serietà dell’argomento. Credo, in parte, di aver già risposto a questa domanda raccontando di S. ma mi servirò dell’introduzione al libro stesso per spiegarlo meglio. L’introduzione è stata scritta dal compianto Paul Newman, che oltre ad essere l’attore che tutti conosciamo, era anche molto impegnato nel sociale e aveva fondato l’organizzazione no profit  “Hole in the wall gang camp”  per aiutare i bambini malati di cancro e le loro famiglie

“Avere il cancro è una delle possibilità della vita. Anche per un bambino … Quando un bambino ha questa malattia, è una faccenda difficile per tutti. Certo la difficoltà maggiore pesa sulle sue spalle. Ma è anche dura per gli amici e i fratelli. A volte è difficile capire perché ad un fratello malato si dedichino più attenzioni, o perché un compagno di scuola sotto chemioterapia sia esentato dai compiti a casa. Puoi capirlo con la testa, difficile capirlo col cuore. E’ ciò di cui parla questo libro. Della capacità di capire. Ma anche dover capire è una possibilità della vita. In “Perché, Charlie Brown, perché?” imparerai come Charlie Brown, Linus e gli altri della banda dei Peanuts abbiano cominciato a capire qualcosa sul cancro e un pò di più sulla vita”.

Credo che la possibilità di capire sia un diritto di quei bambini che la vita ha messo nella triste condizione di dover affrontare la malattia , sia per averla vissuta sulla  propria  pelle, sia per averne fatto esperienza attraverso la perdita di un caro amico o di un familiare.

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