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Marilyn-Monroe-Jocelyne Grivaud

“There’s a princess in every girl.”

Barbie (1959- living)

Immagine di Jocelyne Grivaude

Andy-Warhol-Marilyn

“No one ever told me I was pretty when I was a little girl;

all little girls should be told they are pretty even if they’re not.”

Marilyn Monroe (1926 – 1962)

Io sono una pro Barbie su tutti i fronti e Marilyn Monroe è stata, per me,  la Barbie più Barbie di tutti tempi quando ancora Barbie non era nata, nessuna potrà essere più Barbie di lei, neanche la stessa Barbie probabilmente, ed è per questo che la adoro: la sua barbitudine è insuperabile ed insuperata.

Per affermarsi Marilyn ha fatto leva sulle medesime qualità per le quali la bambola è famosa (corpo sexy, labbra seducenti, sguardo da gattina), però poi ha dimostrato di saper anche recitare, così come Barbie che da fatalona e impenitente rubacuori sa trasformarsi , con un opportuno cambio d’abito e pettinatura, in occhialuta e rampante manager in tallieur o in un’affascinante pilota d’aereo.

Anche Barbie, quando ha fatto il suo debutto in società nel 1959, era brunetta come Marilyn, poi entrambe hanno dovuto scegliere un più californiano e glamour color biondo miele per la loro chioma, così, giusto per essere notate e perché si sa: il biondo ammorbidisce i lineamenti e li illumina rendendo il volto più telegenico.

maryfirst barbie

Sia Marilyn che Barbie hanno iniziato la loro carriera posando in costume da bagno, le loro forme strizzate in quei bikini così castigati che usavano allora e in entrambe si notava , come un marchio di  fabbrica, quella malizia involontaria nello sguardo da Lolite che sarebbe stato il loro pass par tout verso il successo.

Hanno interpretato mille ruoli diversi, avuto tanti Best friends eccellenti, veri o presunti, e qualche amore che andava e veniva, case da sogno, party a la page, matrimoni scintillanti e auto potenti che le hanno scarrozzate in giro per il mondo e vestiti  firmati che hanno fasciato le loro anche, considerate o troppo strette o troppo larghe, a seconda di chi le soppesava con gli occhi.

Non hanno avuto una famiglia vera di cui sentirsi parte né figli da accudire ma sono state entrambe di tutti quelli che le volevano possedere (e quindi di nessuno veramente) e che le hanno fatte a pezzi, metaforicamente e non, o per scarso amore o per invidia o per semplice noia o per distrazione.

Non sono mai invecchiate: il tempo, benevolo, le ha graziate risparmiando ai loro volti e ai loro corpi le offese delle rughe e della decadenza.

Non so che donna sarà mia figlia, quanto in lei ci sarà di Barbie (bambola che ama come la mamma), quanto di Marilyn: forse niente, o qualcosa , o tutto.

A volte provo ad immaginarmela grande e non ci riesco.

So però perfettamente quello che vorrei per lei.

Vorrei che le fosse risparmiata la bellezza e la perfezione a tutti i costi di Barbie, così logorante e spietata nella sua eternità, e che si sentisse amata a differenza di Marilyn, che poi, in fondo, alla Vita non chiedeva altro.

Vorrei che invecchiasse con tutte le sue rughe e che vivesse un esistenza lunga e tranquilla, che facesse il mestiere dei suoi sogni e amasse un uomo solo con ferma convinzione e piena corrispondenza di sentimenti.

Vorrei che possedesse una bella casa, vestiti carini come quelli che le compro io, e vorrei che un giorno mettesse al mondo dei figli che l’aiutino a volersi bene almeno un pò, proprio come lei aiuta me.

E  vorrei che vedendo un film di Marilyn o giocando con la Barbie delle sue figlie, le venisse una voglia insopprimibile di tingersi di biondo i capelli, mettersi in sella ad una bici e uscire nel sole, incontro alla Luce, con le braccia spalancate, viva.


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