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bambola e bimba

 

 

-Voglio andare in cortile a giocare coi birilli,- dichiara la bambola, facendo volare ciocche di capelli da tutte le parti. – Voglio una grancassa, voglio un prato, un bosco, una montagna e il monopattino. Voglio fare la scienziata atomica, il ferroviere e la pediatra. Anche l’idraulico. E se avrò una figlia la manderò al campeggio. E quando le sentirò dire: “Mamma, voglio fare la casalinga come te e lucidare le scarpe di mio marito, di sopra e di sotto”, la metterò in castigo in piscina e per penitenza la porterò a teatro!-.

Da “La bambola a transistor” in Novelle fatte a macchina di Gianni Rodari, Einaudi.

Letterina a Babbo Natale. Richiesta di mia figlia: la solita bambola biondo platino in versione natalizia da collezione (“magia delle feste” o qualcosa del genere…). Sospiro mentre invio la lettera al Circolo Polare Artico e quasi quasi spero che i folletti postini facciano un po’ di confusione e non arrivi mai al Grande Capo la richiesta di Antea. Ripenso, sorridendo, a una divertente novella di Rodari nella quale si parla di una bambola modernissima (con lavatrice incorporata) che viene regalata a Natale ad una bimba di nome Enrica. Questa bambola, manomessa da uno zio mago e burlone, impazzisce: manda all’aria il servizio da tè della sua padroncina, si taglia i capelli, si arrampica sull’albero di Natale distruggendolo e facendo persino sopra la pipì… e poi fa quella dichiarazione “femminista” che ho citato sopra, una sorta di “testamento”, prima di essere disattivata dai preoccupati genitori della bimba e di ritornare ad essere una brava ed educata bambola che fa il bucato. Lo spunto a questa novella Rodari lo ebbe pensando a quei giocattoli che contribuiscono a condizionare i bambini per adattarli, fin da piccoli, ai loro ruoli sessuali. La bambola è un giocattolo antichissimo e meraviglioso, ricco di significati e di simboli. Ovviamente accontenterò la richiesta natalizia di Antea ma mi piacerebbe tanto, nella realtà, metterle sotto l’albero, invece della biondona coscia lunga di sempre, la folle e ribelle bambola a transistor di Rodari: perché una che dichiara che non luciderà mai le scarpe del marito “di sotto e di sopra”  si meriterebbe senz’altro un posto d’onore fra i giocattoli di mia figlia.

Un post interessante del blog di simplymamma mi ha fatto fare una riflessione che vorrei condividere qui. Alla scuola materna di mia figlia, un giorno a settimana, è concesso portare il giocattolo preferito per giocare insieme ai propri compagni. Lo scopo è senza dubbio meritorio: insegnare ai bambini a condividere ciò che è di loro proprietà (anche perché c’è sempre più gusto a giocare insieme che da soli) e anche, credo, creare un “angolo di casa” a scuola.  Tuttavia simplymamma rifletteva sulle invidie e gelosie che possono nascere tra bambini in questa occasione, normalissime tra l’altro  e non sempre evitabili. Mi chiedevo,allora, se non fosse possibile proporre alle maestre di sostituire, ogni tanto, il giocattolo con un libro, libro che deve essere, chiaramente, indistruttibile e a prova di quelle manine curiose che avranno voglia di sfogliarlo: mi piace tanto l’idea che i bimbi se lo scippino l’un l’altro invece di litigare per la bambola di turno… Certo, questo presuppone per le maestre un impegno maggiore perché il libro, a differenza del giocattolo col quale il bimbo “fa tutto da solo”, necessita di una guida, ma sarebbe bello per il bambino rendere i suoi amichetti partecipi della sua favola preferita grazie alla maestra che la legge a voce alta a beneficio dell’intera classe. Non credo che Cicciobello (che comunque è sacro e non si tocca 🙂 ) si offenderà se, ogni tanto, lo sostituiamo con un libro….


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