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“Alice’s mirror”. Foto di Victoria Audodard

“Some children have a most disagreeable way of getting grown-up: I hope you won’t do anything of that sort before we meet again”

“Certe bambine hanno una sgradevolissima tendenza a diventare grandi: spero che tu non farai niente di simile prima del nostro prossimo incontro”

Da A Selection from the Letters of Lewis Carroll to his Child-Friends (1933), lettera a Dolly Argles ( Aprile 1868), p.52.

Nell’ultimo periodo sembra che questa “sgradevolissima tendenza” Antea l’abbia fatta propria: nei gesti, nelle parole , nella conversazione e nei modi, la vedo diventare grande alla velocità della luce…. sarebbe meraviglioso se il “pomeriggio dorato”  della sua infanzia durasse ancora un po’ perché la memoria non ce la fa stare dietro ai suoi cambiamenti, a trattenere tutto come vorrei.

In  “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll c’è la figura dello strampalato, buffo e tenero Cavaliere Bianco che fa da protettore della piccola Alice fino a quando, all’Ottava casella, con un salto, Alice, scavalcando il ruscello, diventa finalmente Regina, cioè donna. Dopo averle cantato il suo bizzarro e malinconico canto d’addio il Cavaliere le fa un ultima richiesta:

Non hai più che pochi metri davanti a te… giù per il colle e oltre quel ruscelletto, e poi sarai Regina. Ma non vuoi aspettare un momento per vedermi partire? Non ci metterò molto. Aspetta e agita il fazzoletto quando arrivo a quella svolta nella strada. Credo che mi darà coraggio, sai.

Da “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll, traduzione di Masolino D’Amico, Mondadori.

Alice e il Cavaliere Bianco, illustrazione di John Tenniel

Non so cosa mi darà coraggio quando Antea, cresciuta, si allontanerà da me, dal nido. Magari le chiederò anch’io di salutarmi con il fazzoletto, di certo ripenserò alle parole del Cavaliere Bianco e me ne farò una ragione perché, dopo tutto, crescere è nell’ordine naturale delle cose e perché ogni mamma, in fondo al cuore, vuole che la propria bambina diventi una splendida Regina.

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Ciò che basta.

Basta in cielo una stella

a far la sera più bella.

Basta un canto da nulla

a dondolare una culla

Renzo Pezzani. Da “I Quindici”, vol. 1, Poesie e Rime. Dal volume è tratta anche l’illustrazione.

E’ vero, basta un “canto da nulla” per dondolare una culla, e ogni madre sa con quale voce melodiosa e con quali parole magiche o buffe cullare e rassicurare il proprio bambino prima del sonno, utilizzando quella che Bruno Togliolini chiama la mammalingua: il misterioso canto di balena che suona nell’oceano “là fuori”.

Con Antea abbiamo sempre trovato molto divertente la scena in cui, in “Alice nel paese delle meraviglie” (di cui possediamo una versione illustrata da Jenny Thorne, libro regalatomi quando avevo soli 10 anni) la Duchessa, scrollando con violenza un neonato urlante (che poi si trasformerà in un maialino) gli canta una ninna nanna bizzarra quanto inquietante, che ogni tanto ci capita di canticchiare scherzosamente al fratellino, quelle rare volte che piagnucola:

Il tuo piccino lo devi sgridare,

e picchiarlo se lo senti strillare.

Urla soltanto per infastidire,

e sa bene che ti fa impazzire.

Io lo sgrido il mio bambino,

io lo pesto, il mio piccino,

e se lui non vuol dormire,

con il pepe lo posso punire

da “Alice nel Paese delle meraviglie” di Lewis Carroll, illustrazioni di Jenny Thorne, traduzione di Bruno Oddera. Mondadori, 1982.

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I bambini vanno matti per i nonsense forse perché le battute paradossali e le frasi prive di senso o di logica hanno il dono di parlare nel loro stesso singolarissimo codice. Ecco perché anche con le ninne nanne io e Antea non ci accontentiamo delle solite “coscine di pollo” o dei “chicchi di caffè” ma ci sbizzarriamo e facciamo volare la fantasia e al fratello di 9 mesi cantiamo un po’ tutto quello che ci passa per la testa. La ninna nanna di Gianna Nannini, ad esempio, è bellissima e ha una melodia molto facile da riprodurre:

tu sei bimbo, tu sei fungo
tu sei un viaggio all’inferno
tu sei vivo tu sei amore
sei un cucciolo e dintorni…

tu sei ninna sei la nanna
sulla carta velina
fai la ninna fai la nanna
che hai già l’anima in vetrina…

Ma la mia preferita l’ho sentita tanti anni fa in un film di Almodovar, “Tacchi a spillo”. Non ero ancora mamma, ma ricordo di aver pensato che un giorno avrei voluto cantare questa ninna nanna speciale a un figlio. E’ “Piensa en mi” di Luz Casal, interpretata nel film da Marisa Peredes che la dedica alla figlia (l’attrice Victoria Abril) finita in carcere. Ogni volta che la sento mi commuove. La canticchio a modo mio, in italiano, e questa è la mia traduzione (libera), una delle tante (la versione cambia ogni volta)

PENSA A ME DI LUZ CASAL (mia traduzione)

Se hai una pena profonda
pensami.
Se hai voglia di piangere
pensami.
Tu sai che io venero
il tuo aspetto divino,
la tua piccola bocca
che nonostante sia di bimba
mi ha insegnato a baciare.
Pensami
nella sofferenza,
nel pianto.
Pensami anche
quando vuoi strapparmi la vita.
Non la voglio più
e non so che farmene
se tu non ci sei.


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