LEGGI, MAMMA, LEGGI!

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Buon anno scolastico a tutti con le parole di una divertente poesia di Shel Silverstein (la traduzione è mia, il testo originale è intitolato “Sick”-malata), autore che amo molto (e che chiaramente suggerisco).

“Oggi non posso andare a scuola”

-esordì Peggy Ann Kay- ho morbillo, parotite e lividoni viola.

Asciutta la gola ma in  bocca tutta saliva che non va giù

E dall’occhio destro ormai non ci vedo più.

Grandi come macigni le mie tonsille,

sedici, anzi diciassette, di varicella le bolle.

Gamba malferma, occhiaie bluette e faccia verdina:

sarà mica la nuova febbre cavallina?

 

Tosse, starnuti, ansimi : mi sembra di soffocare

son certa che anche la gamba sinistra è da curare.

Se muovo il mento l’anca mi fa male

E l’ombellico ha un foro: che cosa si può fare?

La schiena è a pezzi, la caviglia non si muove

e l’appendice ulula quando fuori piove.

Il collo è rigido, la voce spenta

Sussurro a stento e la lingua è lenta.

Scheggiato il pollice e i capelli, ormai, andati

Schiena e gomito tutti piegati.

La febbre è alta e il cervello frigge

Ho un buco all’orecchio e l’unghia più non regge.

Il cuore è…

Come? Che ha detto? Perfavore, ripete? Non riesco a sentire!

Che oggi è sabato? Ma allora, mi scusi, esco fuori a giocare!

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Il 27 Agosto il mio secondo bimbo ha compiuto un anno.

Francesco Lucio, con te il cerchio si è chiuso: ti amo quanto le parole non sanno dire. La tua mamma.

La notte in cui sei nato
la luna ha sorriso con un tale stupore meravigliato
che le stelle si sono affacciate a vederti
e il vento notturno ha sussurrato
“La vita non sarà mai più la stessa”.
Perchè non c’è mai stato al mondo uno come te.

………….

Così, ogni volta che dubiterai di essere speciale
e ti chiederai chi ti ama, quanto e fino a che punto,
ascolta le oche starnazzanti nel cielo
(stanno intonando un canto per ricordartelo)
o dai un’occhiata agli orsi addormentati nello zoo
(è perchè hanno ballato tutta la notte per te!)
oppure abbandonati al sonno ascoltando il vento
(ascolta con attenzione… sta sussurrando il tuo nome ancora una volta)
Se un giorno la luna si attarda fino al mattino
o una coccinella atterra e decide di fare una sosta
o un uccellino si accomoda alla tua finestra per un pò
è perchè stanno tutti sperando di vederti sorridere…

Da “On the Night You Were Born” di Nancy Tillman.  Mia traduzione.

“Forget about reading being healthy. It’s not broccoli. In fact, most children’s books are lies. And the bigger the lie, the better the book”

“Non pensate alla lettura come a qualcosa che fa bene, non è come i broccoli. Infatti la maggior parte dei libri per bambini sono bugie. E più è grande la bugia, più bello è il libro”

Mo Willems

Sono sempre alla ricerca di buoni suggerimenti per rendere la lettura ai miei due figli il più stimolante ed accattivante possibile, perché se è vero che non esistono veri e propri trucchi del mestiere (banalmente, per interessare i bimbi alla lettura, occorre soprattutto leggere loro tanto e ogni giorno) è anche vero che l’esperienza degli altri, soprattutto se si tratta di “esperti” del settore, varrà pur qualcosa e ne faccio tesoro. Voglio quindi segnalarvi i suggerimenti di Mo Willems (questo il suo divertente sito/blog), un affermato autore/illustratore di libri per bambini. Ecco, in sintesi, i suoi 7 suggerimenti, tratti da un articolo in lingua inglese, si può anche non condividerli ma credo sia interessante rifletterci su:

  1. Urlare, roteare gli occhi, saltare… far capire con segnali precisi del corpo che si trova il libro divertente.
  2. Sbagliare volutamente così da spingere il bambino a correggere chi legge in modo da tenerne desta l’attenzione.
  3. Incoraggiare il bambino a cambiare genere per evitare che entri in un circolo vizioso: i suoi gusti devono essere educati ad apprezzare varie tipologie di testi.
  4. Leggere di tutto senza snobismi di sorta, all’insegna dell’eterogeneità (riviste specializzate, manga, fumetti).
  5. Fare sì che non sia sempre la stessa persona a leggere, passare il testimone anche ad altri membri della famiglia per evitare la monotonia.
  6. Quando si legge mostrare sempre rispetto per la sensibilità del bambino e per la sua vita emotiva che è profonda e ricca come quella di un adulto.
  7. Non dire al bambino che leggere fa bene come può far bene la verdura: i libri sono bugie e più grande è la bugia che raccontano più sono belli.

Ecco i “segreti” di Willems, e i vostri?

“Se tu vivrai cento anni io spero di viverne cento meno un giorno così non dovrò mai vivere senza di te”
(Alan Alexander Milne , “Winnie The Pooh”)
L’orsetto Winnie the Pooh non ha bisogno di presentazioni. Sappiamo tante cose di lui e leggere le sue avventure è una delizia: sappiamo dell’amicizia che lo lega a Cristopher Robin, della sua passione smisurata per il miele, della foresta nella quale vive spensieratamente in compagnia di un allegra quanto strampalata brigata. Ma non sapevamo del suo romanticismo: la citazione a inizio post è risultata al 2 posto in un sondaggio commissionato dalla Warner Home Video e realizzato in Gran Bretagna su un campione di oltre 2.000 persone alle quali è stato chiesto quale fosse la frase più romantica della letteratura inglese di sempre. Al primo posto c’è una citazione da “Cime tempestose” della Bronte, e al terzo, dopo Winnie il romanticone quindi, c’è un passaggio del “Romeo e Giulietta” di Shakespeare tratto dalla famosa scena del balcone. E a noi non dispiace che Winnie sia risultato più gradito dello sventurato Romeo: perché il romanticismo passa anche attraverso le parole dolci ed indimenticabili di un adorabile orsetto di pezza.

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“Dunque Pippi, bambina mia” riprese capitano Calzelunghe, “come stiamo attualmente a bugie?”

“Beh, quando ne ho il tempo me la cavo; ma non mi capita troppo spesso” disse Pippi, con modestia… “Me ne vado in giro sola soletta a raccontar menzogne a me stessa… Qualche sera fa, a letto, imbastii tutta una lunga storia su un vitello che sapeva fare i merletti ad uncinetto e arrampicarsi sugli alberi: tu non ci crederai, ma me la sono bevuta tutta! Questa io la chiamo pura arte della menzogna!

Annika stava intanto meditando: aveva un’idea che non era sicura fosse il caso di comunicare, ma d’altra parte non poteva farne a meno.

“E brutto mentire” disse infine: “lo dice la mamma”.

“Oh, quanto sei sciocca, Annika!” la sgridò Tommy. “Pippi non dice delle vere bugie: racconta delle storie così per gioco; come fai a non capirlo, stupidina!”

Astrid Lindgren, “Pippi Calzelunghe”, Salani Editore

Ho sempre pensato che dire bugie per gioco, da parte dei bambini, sia un grandioso modo per far galoppare la fantasia e lasciare libero sfogo all’immaginazione: è un vizio innocuo, in fin dei conti, e non è detto che i piccoli bugiardi di oggi saranno, un domani, degli adulti raccontafrottole patologici. Nel web trovate tanti articoli, frutto di ricerche scientifiche molto serie, che confermano questa mia convinzione: le bugie dei bambini sono segno della loro intelligenza e indice che il loro sviluppo cognitivo procede a meraviglia perché per inventare una bugia e saperla tenere in piedi occorre avere buone capacità di ragionamento. Un’adorabile bugiarda della letteratura per l’infanzia è Pippi Calzelunghe: stasera, leggendo il brano su citato a mia figlia, ho voluto ancora più bene a questa strampalata bambina che con le sue bugie non solo affascina i fortunati amichetti che ascoltano estasiata i suoi mirabolanti racconti, ma anche tutti i bambini che hanno la fortuna di leggere le sue avventure e ci ricorda che la fantasia di un bambino si nutre soprattutto della meravigliosa e pura arte della menzogna.

 

“Altri anni passarono e Wendy ebbe una bimba;

questo non bisognerebbe scriverlo con l’inchiostro nero ma con l’inchiostro d’oro”

da “Peter Pan e l’isola che non c’è”

Cosa ho pensato quando, in attesa del mio primo figlio, ho saputo di aspettare una femmina? Ho pensato che con lei avrei potuto condividere tutte le mie passioni, quella della lettura soprattutto, e che sarebbe diventata la mia migliore amica, la confidente più preziosa e un’insostituibile alleata. Ho pensato che avremo avuto l’intimità che con un figlio maschio è difficile avere, che ci saremo capite con uno sguardo, che saremo andate insieme al teatro, in biblioteca, al cinema e in tutti quei posti dove è bello andare con un’amica che ama quello che ami tu e si emoziona per le stesse cose che fanno emozionare te. Ho pensato che sarebbe stato bellissimo scegliere i vestiti insieme, ascoltare buona musica e parlare di ragazzi, quadri, foto, cibo e luoghi. Ho pensato che quella piccola Eva sarebbe nata dalla mia costola per rimanere per sempre al mio fianco e non lasciarmi mai più. Poi l’ho incontrata e i pensieri sono divenuti una meravigliosa realtà da scrivere ogni giorno con inchiostro d’oro ….

 

We live the time that a match flickers; we pop the cork of a ginger-beer bottle, and the earthquake swallows us on the instant. Is it not odd, is it not incongruous, is it not, in the highest sense of human speech, incredible, that we should think so highly of the ginger-beer, and regard so little the devouring earthquake?

 
Viviamo il tempo della breve luce di un fiammifero; stappiamo una bottiglia di birra aromatica e il terremoto ci inghiotte all’istante. Non è bizzarro, non è assurdo, non è, secondo il significato più elevato della parola umana, “incredibile” , che noi indugiamo col pensiero così a lungo su una bottiglia di birra allo zenzero e così poco, invece, sul terremoto che tutto divora?

– Robert Louis Stevenson
Virginibus Puerisque,’AesTriplex’. (mia traduzione)

Come spieghi il terremoto a un bambino? Nell’80 avevo 8 anni, il terremoto l’ho vissuto prima ancora che mi venisse spiegato.  Tutti ci ricordiamo con chi eravamo e cosa facevamo quando arrivò la prima scossa. Ricordo soprattutto come mi sembrasse immensa la grande piazza di fronte alla Reggia di Caserta, la mia città, dove in tanti ci eravamo raccolti per passare la notte in auto, nel luogo più sicuro che vi fosse al momento. E in quella Reggia andrò con mia figlia, presto, a rivedere la mostra permanente Terrae motus che, dal 1992, raccoglie 70 lavori di 66 artisti contemporanei internazionali, chiamati dal gallerista Lucio Amelio a rappresentare il catastrofico evento che sconvolse Napoli e l’Irpinia nel novembre 1980. Ad Antea ho già parlato del terremoto: a Città della scienza, a Napoli, qualche mese fa, l’ho portata a vedere un’altra mostra dal titolo “Terremoti d’Italia”, a cura della protezione civile . In questa occasione abbiamo sperimentato una “stanza sismica” nella quale veniva simulato un terremoto di intensità elevata in un edificio costruito secondo le norme anti sisma e in un altro che non lo era. Prima che iniziasse la simulazione della scossa ci hanno raccomandato di tenerci appoggiate a un corrimano per non cadere e di mantenere saldamente i bambini a noi. Per Antea è stato un gioco, come quando al luna park si va sulle montagne russe. Io avevo il cuore in gola e tanti brutti ricordi che riaffioravano, mio malgrado, alla mente. In questi giorni non ho impedito che mia figlia guardasse i telegiornali. Né ho evitato di parlare con lei del terremoto. Non so se ho fatto bene, sentivo solo che andava fatto, tutto qui. Quando penso al terremoto, oltre a quello dei miei 8 anni, penso al mio adorato e martoriato Giappone, terra che ho avuto la fortuna di conoscere e nella quale, un giorno, vorrei portare i miei figli. Quando saremo lì di certo andremo dinanzi al Budda Gigante (Daibutsu) di Kamakura, che ho potuto ammirare da vicino: è un enorme statua bronzea che, in origine, si trovava nella vasta sala di un tempio spazzato via da uno tsunami. Ma è anche un simbolo di rinascita e resistenza e di reazione alla catastrofe che tutto travolge. Quando vedevo le immagini dello spaventoso maremoto verificatosi in Giappone nel Marzo 2011 ripensavo a quella statua, alla forza d’animo che trasmetteva l’espressione di quel volto, a come quella stessa espressione la ritrovassi negli sguardi dei terremotati e degli sfollati della regione di Tohoku, messi in ginocchio, ma non vinti, dalla tragedia. Perché, malgrado il lutto e la disperazione, il terremoto non divora tutto e non spegne ogni fiammella ed è questo, e non la potenza devastatrice del terremoto stesso, ciò che è davvero incredibile.


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