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Lo splendore della disobbedienza

Posted on: 22 giugno 2013

antigone

Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. E’ rischioso ma è più rischioso non farlo mai.

Grabriele Romagnoli, dall’articolo “Cercasi Antigone per la Rivoluzione”, Vanity Fair del 5-06-2013, pag. 74

“Antigone”, disse sua sorella”Ti uccideranno”. “In qualche modo dovrò pur morire”, disse Antigone sempre rivolgendole le spalle. “Dovrò passare molto più tempo da morta che da viva”. “Sei pazza”, le disse la sorella.” E mi fai paura. Ma giuro. Non racconterò a nessuno quello che stai per fare”. L’affermazione fece girare la sorella minore per guardare di nuovo la maggiore negli occhi. ” URLALO PURE CON TUTTA LA VOCE CHE HAI!”, strillò.” NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICI. NON MI IMPORTA CIO’ CHE CREONTE DICE. NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICE LA GENTE, NON MI IMPORTA DI NESSUNO.”

Da “La storia di Antigone raccontata da Ali Smith” , 2011, Gruppo editoriale L’Espresso. Illustrazioni di Laura Paoletti.

Quando  mi chiedono perché ho chiamato mia figlia primogenita Antea non dico mai la verità perché temo di apparire troppo intellettuale radical chic, di fare la figura della snob (che non sono) e quindi rispondo delle ragioni che sono più o meno vere , ma che non sono LA ragione principale. Dico che l’ho scelto perché è un nome raro e originale ma al tempo stesso semplice e dolce, perché l’etimologia richiama la parola greca che significa “fiore” (anthos), perché il nonno paterno si chiama Antonio e i due nomi hanno la stessa radice, perché all’Università avevo una compagna di studi che ho poi perso di vista che si chiamava così ed era bellissima e intelligentissima. Ma la verità è che mia figlia si chiama così perché circa 2500 anni fa un tragediografo, Sofocle, ha reso immortale uno dei personaggi della mitologia greca più affascinanti: Antigone. Dicevano i latini che nel nome c’è il nostro destino (“nomen est omen”) ma non auguro di certo il destino di Antigone ad Antea: figlia di Edipo, che si cava gli occhi quando scopre di aver amato la madre, Antigone si oppone al divieto imposto dallo zio Creonte di seppellire il corpo del fratello Polinice che doveva giacere, privo di dignità e pietà umana, in pasto alle carogne e agli uccelli rapaci, perché si era opposto al fratello Eteocle, usurpatore del trono tebano. La ribellione di Antigone ad una legge iniqua, che va contro la legge di natura di dare degna sepoltura ai morti, le costerà la vita. Nel nome di mia figlia, così come in quello di Antigone, c’è questa parola: “anti”, questo seme di ribellione e di anticonformismo che spero germogli perché, come scrive Romagnoli nel suo articolo:

Tutte le istituzioni, per prima la famiglia, insegnano ai bambini il valore dell’obbedienza. Antigone insegna quello della disobbedienza. L’obbedienza porta un premio, la disobbedienza un castigo. Richiede coraggio, spirito di sacrificio, idealismo. Ma è la disobbedienza lo strappo che consente alla storia di avanzare sul solco della giustizia e non in quello della volontà di un qualunque governante.

Ecco perché mia figlia l’ho chiamata Antea: perché volevo che il nome le trasmettesse, per “osmosi”, proprio queste virtù che elenca Romagnoli: il coraggio, lo spirito di sacrificio, l’idealismo. Perché Antigone è Ipazia, che nel IV sec d. c. viene uccisa per difendere il suo amore per la scienza, è Malala Yousafzi,  che ha quasi perso la vita per affermare il diritto allo studio delle bambine pakistane, è Eleonora Pimental de Fonseca, è  Rosa Parks, è Dolores Ibàrruri, e tante altre ancora e, in questi giorni, è la ragazza vestita di rosso che al Gezi Park di Istanbul resta immobile di fronte al getto dell’idrante della polizia, simbolo dell’ accecante splendore della disobbedienza.

turchia-donna (foto Sinem Babul)

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9 Risposte to "Lo splendore della disobbedienza"

cioè, oggi bisogna festeggiare, Emma è tornata a pubblicare i suo meravigliosi post! Io credo di non avertelo mai chiesto il perché di quel nome..o forse sì e mi hai detto una bugia :).

No, non me l’hai mai chiesto, ma anche a te avrei detto uno dei motivi ma non il principale che ho svelato qui per la prima volta: davvero temo di apparire una saccente, petulante e barbosa prof di “lingue morte” se mi metto a citare Antigone e Sofocle, se qualcuno non sa di cosa parlo (il che è normale perché non è che la tragedia greca deve essere nota a tutti) magari lo metto in imbarazzo e non mi va di stare lì a spiegare la trama dell’Antigone sofoclea salendo in cattedra, non lo faccio neanche quando insegno figurati fuori dall’aula! Bacio bella mia!

guarda che pure io “mi vergogno” del perché mia figlia si chiama Beatrice…se faccio il nome di Dante tutti (o quasi) scappano ricordandosi di quando a scuola non lo studiavano! ‘notte

Che meraviglia: è la disubbidienza lo strappo che consente alla storia di avanzare sul solco della giustizia. Che bello sarebbe insegnare ai propri figli a disubbidire. Quando qualcuno ci dice che le nostre figlie sono ubbidienti, noi rispondiamo sempre: “i cani ubbidiscono”.
Ma quanto sono eleganti i tuoi post?!
Un bacione!

Si, dovrebbero dire “bene educate” anziché “ubbidienti”. Ricambio il bacio Vivi!

Se avessi letto un anno fa il tuo post, probabilmente adesso anche mia figlia si chiamerebbe Antea. Davvero un post bellissimo, gritoso ma allo stesso tempo delicato ed elegante, come sempre i tuoi… Per mostrarti quanto ammiri il tuo modo di scrivere e di parlare di libri, ti ho assegnato un premio sul mio blog. Non mi aspetto (se non ti va) che tu prenda parte alla specie di catena della fortuna che il premio comporterebbe: mi fa semplicemente piacere, lasciarti un riconoscimento per le tue mai banali parole…

Cara Lidia, scusa per la tardiva risposta e grazie davvero per le tue belle parole. Raccolgo il premio immeritato arrossendo di piacere ma la catena la lascio al santo. Sto leggendo il tuo blog e ancora una volta mi ritrovo a pensare come scrivere sia sempre un modo per collegarsi con anime affini. Per chiamare Antea un altra figlia c’è sempre tempo. Un abbraccio e grazie ancora! Emma

Bellissimo post. Quando penso a come educare i miei figli ho sempre la speranza di crescere persone serene, equilibrate e soprattutto che siano sicure e fedeli a se stesse. Sempre. Se necessario contro. Contro schemi e convenzioni, contro voci e giudizi, ma mai contro se stessi.
Ecco, per fortuna esiste la disubbidienza e quella splendida cosa che è la libertà.

molti punti di contatto, piacere. non a caso ultimamente nel mio lavoro ho intitolato un piccolo progetto “la creatività è disubbidienza”.
Voglio dedicarti la mia foto qui 🙂 http://www.veremamme.it/2012/03/donne-la-figlia-che-non-sono-e-non-avro/
Flavia

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