LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for marzo 2013

J.F. Kennedy e sua figlia CarolineJ.F.Kennedy e sua figlia Caroline.

Non essere arrabbiato con me papà, ti prego, e non credere che io non apprezzi la tua gentilezza. Anzi, io l’apprezzo moltissimo, sempre. L’unico modo in cui posso ripagarti, però, è quello di diventare un cittadino “utile” … A ogni modo, posso diventarlo e, quando mi vedrai, potrai dire fiero: «Ho dato al mondo una persona veramente utile».

Suona bene questa frase, vero? Ma non voglio ingannarti. A volte mi assale il dubbio che io non sia una persona più di tanto eccezionale; certo, è divertente fare progetti di carriera, ma molto probabilmente non diventerò mai nulla di diverso dal resto delle persone comuni. Chissà, magari finisco con lo sposare un impresario di pompe funebri e lo ispiro nel suo lavoro.

Tua sempre, Judy

Da “Papà Gambalunga” di Jean Webster.

Ogni figlia vorrebbe essere eccezionale per il proprio padre anche se non confesserebbe questo desiderio neanche a se stessa.

Ogni figlia vorrebbe rendere fiero il proprio padre cercando di non deluderne le aspettative perché si sa: il giudizio di un padre è quello più importante, quello che più pesa nella vita di una donna anche se non lo ammetterà mai .

Non so chi mio padre voleva che diventassi, che carriera sognava per me o che tipo di uomo desiderava vedere al mio fianco perché non me l’ha mai detto: di questo gliene sarò sempre grata perché mi ha concesso di diventare una persona comune senza grandi sensi di colpa nei suoi confronti.

Comunque qualcosa di utile come cittadina, alla fine , l’ho fatto dal momento che ho scelto di insegnare.

E poi non ho sposato un impresario di pompe funebri.

Quindi sì, lo posso dire con orgoglio: tutto sommato sono stata una brava figlia!

Buona festa del papà a tutti voi!

father-daughter-river_Fotografia di Urszula Kaczmarek , My ShotFotografia di Urszula Kaczmarek  presa qui

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Maura Sullivan

Foto di Maura Sullivan, “Alexandra in the garden” (presa qui)

“Una delle cose più strane della vita è che solo raramente si ha la certezza di essere immortali. Capita qualche volta alzandosi nel momento tenero e solenne dell’alba e andandosene fuori da soli, quando si getta la testa all’indietro, si guarda in alto e si osserva il cielo pallido che lentamente si colora di rosso e tutte le altre cose splendide e sconosciute che accadono in quegli attimi, finché l’Est quasi ci commuove e il nostro cuore quasi rimane immobile di fronte alla strana maestosità , sempre identica, del sorgere del sole…. come succede ogni mattina da migliaia e migliaia di anni. Allora, per un momento o poco più, si ha la certezza dell’immortalità.”

Da Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, Giunti Editore.

Appena partoriti i miei figli, dopo che, da una solerte ostetrica, mi sono stati accoccolati sul seno, avvertendo per la prima volta il prodigio del calore dei loro corpi e del loro respiro, ho pienamente realizzato che anche io ero l’artefice di quel miracolo e allora sì: mi sono creduta immortale.

Davanti a certi incendiari tramonti pugliesi di fine estate, in riva al mare, con a fianco lo stesso uomo da quasi due terzi della mia vita, sorpresa di come l’acqua  non prendesse fuoco fino a fondersi col sole che scompariva nella sua profondità, mi sono detta che se esistevano in natura tramonti così perfetti allora anche  l’immortalità era una possibilità.

Quando, sorseggiando il caffè la domenica mattina, con in sottofondo l’eco delle risate dei miei bimbi che giocano insieme, so già che, come ogni domenica alla stessa  ora, chiamerà la mamma per chiedermi “come va? cosa volete per pranzo?”, e in quel preciso istante, mentre lo penso e il telefono squilla, mi rendo conto che potrei  vivere per sempre e questa sommessa felicità durerebbe eterna con me.

Nei lunghi pomeriggi della mia adolescenza, quando nel chiuso della mia stanzetta condividevo progetti e speranze con le amiche del cuore, e durante tutti i viaggi della  mia vita, mentre ero diretta alla meta, nell’eccitazione febbrile e nella meravigliosa paura dell’attesa del nuovo, l’immortalità era parte di me, concreta e reale come la giovinezza e i sogni.

Una delle cose più strane della vita, la più difficile da accettare e forse quella che più spesso dimentico, è che il mondo che ora è davanti ai miei occhi è transitorio, destinato a mutare come le stagioni e che, così mutato, mi sopravviverà. Ma anche il mondo, con tutta la sua maestosità millenaria, un giorno, passerà, mentre io, ne sono  abbastanza sicura, vivrò per sempre, e  sempre, e sempre…..


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