LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for novembre 2012

 

VINTAGE CAGE di Shannon Taylor

Quei capelli d’oro erano le sbarre della sua gabbia. E se a uno non piace stare in gabbia che cosa deve fare? Deve uscire…. dipende solo da lui.

Da “La bambina dai capelli d’oro” di Gianni Rodari, in “Fiabe e Fantafiabe”, Einaudi.

C’è una fiaba di Gianni Rodari che mi inquieta ogni volta che la leggo. Parla di una bimba dai capelli d’oro di nome Rita, nata in una famiglia di gente semplice, di contadini, che vivono nei boschi. Rita è l’unica bimba bionda in un villaggio di persone dai capelli scuri. Un giorno capita al villaggio, per conoscerla, uno zio che viene dalla città ed è in giro per affari. Quando scopre che i capelli di Rita sono di oro puro decide di fermarsi in paese e convince i genitori a fare soldi sfruttando i capelli delle bambina:

<<Una miniera d’oro vivente>>, pensò lo zio di Rita. Ora pareva che non avesse più nessuna fretta di ripartire per i suoi affari. <<Sorella mia, cognato carissimo, resterò qualche giorno con voi. Però mi dovete fare un piacere. Voi vedete come Rita gioca in cortile, con gli altri bambini. Corrono, saltano, si accapigliano: così non va. E’ pericoloso. I capelli possono cadere, e ognuno di essi vale una fortuna. Bisogna che Rita se ne stia in casa, calma e tranquilla. Le comprerò delle bambole, giocherà con quelle. Le comprerò anche una bella parrucca, che le nasconda i capelli veri: se altri scoprissero che sono d’oro ne potrebbe venire un guaio…>>.

I genitori di Rita e il suo rapace zio diventano ricchi, ma la bambina è triste, sempre più triste, costretta com’è a fare una vita da reclusa, prigioniera della sua gabbia. Ma questa è una fiaba e i bambini, nelle fiabe, trovano sempre un modo per cavarsela: Rita riconquisterà la libertà e la sua chioma d’oro zecchino cederà il posto a dei normali capelli neri che le ridaranno la gioia di vivere come tutti gli altri bambini del villaggio.

Mi sono sempre chiesta perché questa fiaba mi procura una sensazione di angoscia. Credo perché mi fa pensare a quei bambini talentuosi, con una marcia in più, i cui genitori li condannano a una vita diversa dai loro coetanei, ingabbiata, purché il loro talento emerga pienamente e venga universalmente riconosciuto. Però poi rifletto che tanti genitori, anche quelli che hanno bambini “normali”, cioè privi di talenti particolari, fanno lo stesso coi propri figli: costruiscono intorno a loro delle gabbie, li tengono prigionieri delle proprie aspettative o ambizioni, più o meno inconsapevolmente, condizionandone le scelte, influendo pesantemente sulla loro crescita emotiva.

Perché, spesso, accade proprio così, come nella fiaba di Rodari: puoi amare da morire un figlio e , tuttavia, non poter fare a meno di costruirgli intorno la più dorata e  inespugnabile delle gabbie.

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I think, at a child’s birth, if a mother could ask a fairy godmother to endow it with the most useful gift, that gift should be curiosity.

Penso che se, alla nascita di una figlio, una madre potesse chiedere ad una fata madrina di concedergli in dote il dono più grande, tale dono dovrebbe essere la curiosità.

Eleanor Roosvelt

Pensando alla favola di Rosaspina, una delle mie preferite, fantasticavo spesso su quale dono avrei chiesto alle buone fate madrine accorse intorno alla culla della mia primogenita. Mi piaceva immaginarle lì, pronte ad esaudire ogni mio desiderio, virtuoso e non: la salute certo, e l’intelligenza, e la bellezza (perché un paio di belle gambe, nella vita, possono sempre tornare utili…), e mille altre cose ancora.  Poi, però, finivo sempre col concludere che la curiosità, la fantasia e l’immaginazione sono risorse preziose che da bambini possediamo in buona quantità, ma che spesso esauriamo crescendo. Ci sono tante fiabe che condannano la curiosità come fonte di guai e di seccature infinite, io penso che invece vada stimolata ed incoraggiata, nei bambini come negli adulti. Una per tutte: Barbablù. Se l’ultima sua moglie non avesse sbirciato, curiosa, nella stanza nella quale le era stato vietato di entrare, avrebbe, con molta probabilità, fatto la fine delle altre: sarebbe diventata carne da macello. Perché la curiosità, al di là di ogni metafora, salva la vita.

Gloria Swanson in “L’ottava moglie di Barbablù”, 1923

“Alice’s mirror”. Foto di Victoria Audodard

“Some children have a most disagreeable way of getting grown-up: I hope you won’t do anything of that sort before we meet again”

“Certe bambine hanno una sgradevolissima tendenza a diventare grandi: spero che tu non farai niente di simile prima del nostro prossimo incontro”

Da A Selection from the Letters of Lewis Carroll to his Child-Friends (1933), lettera a Dolly Argles ( Aprile 1868), p.52.

Nell’ultimo periodo sembra che questa “sgradevolissima tendenza” Antea l’abbia fatta propria: nei gesti, nelle parole , nella conversazione e nei modi, la vedo diventare grande alla velocità della luce…. sarebbe meraviglioso se il “pomeriggio dorato”  della sua infanzia durasse ancora un po’ perché la memoria non ce la fa stare dietro ai suoi cambiamenti, a trattenere tutto come vorrei.

In  “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll c’è la figura dello strampalato, buffo e tenero Cavaliere Bianco che fa da protettore della piccola Alice fino a quando, all’Ottava casella, con un salto, Alice, scavalcando il ruscello, diventa finalmente Regina, cioè donna. Dopo averle cantato il suo bizzarro e malinconico canto d’addio il Cavaliere le fa un ultima richiesta:

Non hai più che pochi metri davanti a te… giù per il colle e oltre quel ruscelletto, e poi sarai Regina. Ma non vuoi aspettare un momento per vedermi partire? Non ci metterò molto. Aspetta e agita il fazzoletto quando arrivo a quella svolta nella strada. Credo che mi darà coraggio, sai.

Da “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll, traduzione di Masolino D’Amico, Mondadori.

Alice e il Cavaliere Bianco, illustrazione di John Tenniel

Non so cosa mi darà coraggio quando Antea, cresciuta, si allontanerà da me, dal nido. Magari le chiederò anch’io di salutarmi con il fazzoletto, di certo ripenserò alle parole del Cavaliere Bianco e me ne farò una ragione perché, dopo tutto, crescere è nell’ordine naturale delle cose e perché ogni mamma, in fondo al cuore, vuole che la propria bambina diventi una splendida Regina.


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