LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for settembre 2012

Illustrazione di Marina Valuiska

— …Quanti anni hai?—

— Sette e mezzo in punto— .

— Non è necessario dire “in punto”, — osservò la Regina. — Posso crederlo anche se non lo dici. Ora darò io a te qualche cosa da credere. Io ne ho esattamente cento e uno, cinque mesi e un giorno.
— Questo non lo posso credere — disse Alice.
— No? — disse la Regina in tono di compatimento. — Provaci. Fa un respiro lungo, e poi chiudi gli occhi.
Alice si mise a ridere.— È inutile che mi ci provi — ella disse — non si può credere alle cose impossibili.

— Forse non hai la pratica necessaria— disse la Regina. — Quando io avevo la tua età, m’esercitavo per mezz’ora al giorno. Ebbene, a volte credevo nientemeno che a sei cose impossibili prima della colazione…

Lewis Carroll, da “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò”, cap.V.

Adoro l’assurdo, e Alice è una vera e propria Bibbia dell’assurdo. I dialoghi di “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò” di Lewis Carroll sono tra i miei preferiti tanto che, alcuni, li so a memoria. Tra le conversazioni senza capo né coda (all’apparenza) di cui sono costellati questi due capolavori della letteratura per l’infanzia, quella che Alice ha con la Regina Bianca nel capitolo V di “Attraverso lo specchio” ha, nel mio cuore, un posto speciale perché contiene una delle mie citazioni favorite, quella che avete appena letto. Amo a tal punto questa citazione, così profondamente vera, che uno dei giochi preferiti tra me e mia figlia è, mentre facciamo la prima colazione, pensare a sei cose impossibili: ci divertiamo tanto facendo a gara a chi “osa” spingersi più in là con l’immaginazione. Perché esercitarsi a pensare l’impossibile è sempre un ottimo modo per iniziare la giornata…

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At four I was an Arabian wizard.
I could make myself invisible
by drinking a glass of milk a certain way.
At seven I was a soldier, at nine a prince.
[….]
It seems only yesterday I used to believe
there was nothing under my skin but light.
If you cut me I could shine.

But now when I fall upon the sidewalks of life,
I skin my knees. I bleed.

 

A quattro anni ero uno stregone Arabo.

Potevo diventare invisibile

bevendo un bicchiere di latte  in un certo modo.

A sette ero un soldato, a nove un principe.

[….]

Mi sembra appena ieri che credevo

che sotto la mia pelle non ci fosse che luce.

Se mi tagliavi avrei potuto risplendere.

Ma ora, quando cado dai marciapiedi della vita,

mi sbuccio le ginocchia. E sanguino.

 

Da “On Turning Ten” di  Billy Collins. Traduzione mia. Testo originale tratto da Sailing Around the Room: New and Selected Poems.

 

Ad Antea, che oggi mi ha detto che se le bacio le ginocchia sbucciate non sanguinano più.

E perché sotto la sua pelle ho intravisto veramente la luce….

Buon anno scolastico a tutti con le parole di una divertente poesia di Shel Silverstein (la traduzione è mia, il testo originale è intitolato “Sick”-malata), autore che amo molto (e che chiaramente suggerisco).

“Oggi non posso andare a scuola”

-esordì Peggy Ann Kay- ho morbillo, parotite e lividoni viola.

Asciutta la gola ma in  bocca tutta saliva che non va giù

E dall’occhio destro ormai non ci vedo più.

Grandi come macigni le mie tonsille,

sedici, anzi diciassette, di varicella le bolle.

Gamba malferma, occhiaie bluette e faccia verdina:

sarà mica la nuova febbre cavallina?

 

Tosse, starnuti, ansimi : mi sembra di soffocare

son certa che anche la gamba sinistra è da curare.

Se muovo il mento l’anca mi fa male

E l’ombellico ha un foro: che cosa si può fare?

La schiena è a pezzi, la caviglia non si muove

e l’appendice ulula quando fuori piove.

Il collo è rigido, la voce spenta

Sussurro a stento e la lingua è lenta.

Scheggiato il pollice e i capelli, ormai, andati

Schiena e gomito tutti piegati.

La febbre è alta e il cervello frigge

Ho un buco all’orecchio e l’unghia più non regge.

Il cuore è…

Come? Che ha detto? Perfavore, ripete? Non riesco a sentire!

Che oggi è sabato? Ma allora, mi scusi, esco fuori a giocare!

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Il 27 Agosto il mio secondo bimbo ha compiuto un anno.

Francesco Lucio, con te il cerchio si è chiuso: ti amo quanto le parole non sanno dire. La tua mamma.

La notte in cui sei nato
la luna ha sorriso con un tale stupore meravigliato
che le stelle si sono affacciate a vederti
e il vento notturno ha sussurrato
“La vita non sarà mai più la stessa”.
Perchè non c’è mai stato al mondo uno come te.

………….

Così, ogni volta che dubiterai di essere speciale
e ti chiederai chi ti ama, quanto e fino a che punto,
ascolta le oche starnazzanti nel cielo
(stanno intonando un canto per ricordartelo)
o dai un’occhiata agli orsi addormentati nello zoo
(è perchè hanno ballato tutta la notte per te!)
oppure abbandonati al sonno ascoltando il vento
(ascolta con attenzione… sta sussurrando il tuo nome ancora una volta)
Se un giorno la luna si attarda fino al mattino
o una coccinella atterra e decide di fare una sosta
o un uccellino si accomoda alla tua finestra per un pò
è perchè stanno tutti sperando di vederti sorridere…

Da “On the Night You Were Born” di Nancy Tillman.  Mia traduzione.


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