LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Look at me, baby!

Posted on: 3 maggio 2012

Nel suo interessante libro “Me lo leggi?”, che mi capiterà di citare spesso, Giorgia Cozza, parlando dell’appuntamento-rituale della lettura, scrive che esso

ha una connotazione fortemente affettiva e viene vissuto come un’occasione di vicinanza e contatto: il bambino è in braccio al genitore, seduto sulle sue ginocchia o al suo fianco.

In effetti la posizione usuale che io e i miei figli assumiamo quando leggo loro ad alta voce è la stessa che appare sulla copertina del libro (i miei bambini hanno all’incirca la stessa età di quelli della foto).

 

Ci piace metterci così perché siamo stretti stretti, tutti e tre a vicini, uniti dal cerchio magico della lettura condivisa. E’ una posizione comoda, oltre che “coccolosa”, perchè permette a entrambi i bimbi di osservare le pagine del libro. Tuttavia, recentemente, mi sono imbattuta in rete in un interessante articolo (in inglese) che riassumeva i risultati di una ricerca condotta dagli scienziati della Florida Atlantic University (pubblicati negli Atti della National Academy of Sciences, qui trovate l’abstract) su 179 bambini di 4, 6, 8 e 12 mesi. A ogni bambino è stato mostrato un filmato di 50 secondi nel quale una donna parlava prima nella loro lingua madre, poi in una lingua a loro sconosciuta. Lo scopo era registrare le reazioni dei bimbi attraverso i movimenti dei loro occhi e la dilatazione della pupilla per testare la loro attenzione e concentrazione ed è emerso questo importante dato: lo sviluppo del linguaggio nei bambini molto piccoli non avviene solo attraverso la percezione del suono delle parole ma anche tramite l’osservazione dei movimenti delle labbra degli adulti che a loro si rivolgono. Quando i bambini iniziano la lallazione sarebbero anche in grado, afferma l’autore dello studio David Lewkowitz, di leggere le labbra, un talento davvero inaspettato. Tutti, infatti, avrete notato come un bimbo piccolo si incanta a guardare il volto di chi gli è di fronte (bocca e occhi) e sembra letteralmente pendere dalle sue labbra. Ciò mi permette di fare una riflessione: quando leggiamo ai nostri bimbi, oltre a tenerceli stretti per comunicargli l’affetto, occorre attirare la loro attenzione non solo sulle illustrazioni o sulle parole scritte nel libro ma anche sul nostro volto così che osservino le nostre labbra mentre le pronunciamo. Ciò consentirebbe uno sviluppo del linguaggio più rapido e una migliore comprensione delle parole che comunichiamo loro attraverso la lettura. Quindi, baby, look at me!

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