LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for maggio 2012

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Ciò che basta.

Basta in cielo una stella

a far la sera più bella.

Basta un canto da nulla

a dondolare una culla

Renzo Pezzani. Da “I Quindici”, vol. 1, Poesie e Rime. Dal volume è tratta anche l’illustrazione.

E’ vero, basta un “canto da nulla” per dondolare una culla, e ogni madre sa con quale voce melodiosa e con quali parole magiche o buffe cullare e rassicurare il proprio bambino prima del sonno, utilizzando quella che Bruno Togliolini chiama la mammalingua: il misterioso canto di balena che suona nell’oceano “là fuori”.

Con Antea abbiamo sempre trovato molto divertente la scena in cui, in “Alice nel paese delle meraviglie” (di cui possediamo una versione illustrata da Jenny Thorne, libro regalatomi quando avevo soli 10 anni) la Duchessa, scrollando con violenza un neonato urlante (che poi si trasformerà in un maialino) gli canta una ninna nanna bizzarra quanto inquietante, che ogni tanto ci capita di canticchiare scherzosamente al fratellino, quelle rare volte che piagnucola:

Il tuo piccino lo devi sgridare,

e picchiarlo se lo senti strillare.

Urla soltanto per infastidire,

e sa bene che ti fa impazzire.

Io lo sgrido il mio bambino,

io lo pesto, il mio piccino,

e se lui non vuol dormire,

con il pepe lo posso punire

da “Alice nel Paese delle meraviglie” di Lewis Carroll, illustrazioni di Jenny Thorne, traduzione di Bruno Oddera. Mondadori, 1982.

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I bambini vanno matti per i nonsense forse perché le battute paradossali e le frasi prive di senso o di logica hanno il dono di parlare nel loro stesso singolarissimo codice. Ecco perché anche con le ninne nanne io e Antea non ci accontentiamo delle solite “coscine di pollo” o dei “chicchi di caffè” ma ci sbizzarriamo e facciamo volare la fantasia e al fratello di 9 mesi cantiamo un po’ tutto quello che ci passa per la testa. La ninna nanna di Gianna Nannini, ad esempio, è bellissima e ha una melodia molto facile da riprodurre:

tu sei bimbo, tu sei fungo
tu sei un viaggio all’inferno
tu sei vivo tu sei amore
sei un cucciolo e dintorni…

tu sei ninna sei la nanna
sulla carta velina
fai la ninna fai la nanna
che hai già l’anima in vetrina…

Ma la mia preferita l’ho sentita tanti anni fa in un film di Almodovar, “Tacchi a spillo”. Non ero ancora mamma, ma ricordo di aver pensato che un giorno avrei voluto cantare questa ninna nanna speciale a un figlio. E’ “Piensa en mi” di Luz Casal, interpretata nel film da Marisa Peredes che la dedica alla figlia (l’attrice Victoria Abril) finita in carcere. Ogni volta che la sento mi commuove. La canticchio a modo mio, in italiano, e questa è la mia traduzione (libera), una delle tante (la versione cambia ogni volta)

PENSA A ME DI LUZ CASAL (mia traduzione)

Se hai una pena profonda
pensami.
Se hai voglia di piangere
pensami.
Tu sai che io venero
il tuo aspetto divino,
la tua piccola bocca
che nonostante sia di bimba
mi ha insegnato a baciare.
Pensami
nella sofferenza,
nel pianto.
Pensami anche
quando vuoi strapparmi la vita.
Non la voglio più
e non so che farmene
se tu non ci sei.

Non so quanto tempo durerà questo blog da poco nato ma so di certo che non mi capiterà mai più di recensire un libro bello come questo: so che questo sarà per sempre “il libro dei libri”. E non aggiungo altro.

TITOLO: Leggi, mamma, leggi.

AUTRICE: testi ed illustrazioni: Antea (mia figlia) con la collaborazione del papà (ma solo per la parte tecnica: uso dello scanner)

CASA EDITRICE: PIXUM

COPERTINA

 

IL NIENTE: SOLE SENZA RAGGI-FARFALLA SENZA ALI-ALBERO SENZA TRONCO

QUANDO MAMMA NON SAPEVA CHE ESISTEVO

QUANDO MAMMA SAPEVA CHE ESISTEVO

QUANDO ERO QUALCOSA

QUANDO ESISTEVO

LA PRIMA VOLTA CHE HO VISTO MAMMA

IO TETTA MAMMA

MAMMA MI PORTA IN BRACCIO

PRIMA PASSEGGIATA

MAMMA ANTEA E BIMBO (FRANCESCO LUCIO) NELLA PANCIA

DUE BRICIOLE DI PANE

ORA CRESCO E T’AMO

ps: figlia mia, non crescere troppo in fretta ed amami per sempre! la tua mamma.

Con questo post partecipo alla bella iniziativa di Homemademamma “Il Venerdì del libro”, che in rete coinvolge ed unisce, già da un po’ di tempo ormai, altre blogger divoratrici di libri come me. Quando è nato questo blog, circa tre mesi fa, conoscevo il “venerdì del libro” ma mi ero detta che non aveva molto senso prendervi parte visto che Leggimammaleggi è quasi interamente costituito da recensioni di libri per l’infanzia. Però ho pensato che uscire un po’ fuori traiettoria non era male, e visto che non leggo solo libri per l’infanzia (anche se rimangono i miei favoriti) ogni settimana posterò su un libro che ho apprezzato, dando la preferenza a quelli che affrontano tematiche adolescenziali o comunque collegate al mondo dei teen ager, visto che, oltre che mamma, sono anche prof. (insegno a ragazzi di Liceo). Oggi parlo di “Le vergini suicide” di Eugenides Jeffrey  (di cui possiedo la vecchia edizione).

Dal libro è stato tratto anche un bel film con la regia di Sofia Coppola, dal titolo “Il giardino delle vergini suicide”

Di cosa parla questo libro? Principalmente della fatica di crescere. Non inneggia al suicidio (come potrebbe sembrare dal titolo vagamente dannunziano) è invece una fine analisi del dramma dell’adolescenza e della solitudine che essa spesso si porta con sé. Ricopio la recensione che scrissi su IBS anni fa:

Il libro risulta originalissimo: è scritto ricalcando una struttura che è quella dell’inchiesta. L’autore indaga, e noi insieme a lui, sul tragico suicidio di cinque sorelle. Ma non è un giallo, non è un libro di memorie. Gli oggetti più insignificanti (un disco, l’ombretto, persino un assorbente igienico) appartenuti alle sorelle Lisbon diventano reperti, reliquie silenziose, testimonianze fisiche di un’esistenza misteriosa bruciata troppo in fretta tra i prati ben curati e le casette linde e pulite della middle class americana. In una provincia sonnecchiosa e borghese, che annega nel torpore dell’indifferenza, si consuma il dramma senza tempo dell’adolescenza e della fatica di crescere. Il vicinato assiste alla rovina di un’intera famiglia con un senso di fastidio misto a curiosità, senza alcuna umana partecipazione. Solo i coetani delle sorelle Lisbon avvertono tutta la drammaticità e l’ineluttabilità di eventi che li segneranno per sempre.

Nel suo interessante libro “Me lo leggi?”, che mi capiterà di citare spesso, Giorgia Cozza, parlando dell’appuntamento-rituale della lettura, scrive che esso

ha una connotazione fortemente affettiva e viene vissuto come un’occasione di vicinanza e contatto: il bambino è in braccio al genitore, seduto sulle sue ginocchia o al suo fianco.

In effetti la posizione usuale che io e i miei figli assumiamo quando leggo loro ad alta voce è la stessa che appare sulla copertina del libro (i miei bambini hanno all’incirca la stessa età di quelli della foto).

 

Ci piace metterci così perché siamo stretti stretti, tutti e tre a vicini, uniti dal cerchio magico della lettura condivisa. E’ una posizione comoda, oltre che “coccolosa”, perchè permette a entrambi i bimbi di osservare le pagine del libro. Tuttavia, recentemente, mi sono imbattuta in rete in un interessante articolo (in inglese) che riassumeva i risultati di una ricerca condotta dagli scienziati della Florida Atlantic University (pubblicati negli Atti della National Academy of Sciences, qui trovate l’abstract) su 179 bambini di 4, 6, 8 e 12 mesi. A ogni bambino è stato mostrato un filmato di 50 secondi nel quale una donna parlava prima nella loro lingua madre, poi in una lingua a loro sconosciuta. Lo scopo era registrare le reazioni dei bimbi attraverso i movimenti dei loro occhi e la dilatazione della pupilla per testare la loro attenzione e concentrazione ed è emerso questo importante dato: lo sviluppo del linguaggio nei bambini molto piccoli non avviene solo attraverso la percezione del suono delle parole ma anche tramite l’osservazione dei movimenti delle labbra degli adulti che a loro si rivolgono. Quando i bambini iniziano la lallazione sarebbero anche in grado, afferma l’autore dello studio David Lewkowitz, di leggere le labbra, un talento davvero inaspettato. Tutti, infatti, avrete notato come un bimbo piccolo si incanta a guardare il volto di chi gli è di fronte (bocca e occhi) e sembra letteralmente pendere dalle sue labbra. Ciò mi permette di fare una riflessione: quando leggiamo ai nostri bimbi, oltre a tenerceli stretti per comunicargli l’affetto, occorre attirare la loro attenzione non solo sulle illustrazioni o sulle parole scritte nel libro ma anche sul nostro volto così che osservino le nostre labbra mentre le pronunciamo. Ciò consentirebbe uno sviluppo del linguaggio più rapido e una migliore comprensione delle parole che comunichiamo loro attraverso la lettura. Quindi, baby, look at me!


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