LEGGI, MAMMA, LEGGI!

E tu, a quale tribù appartieni?

Posted on: 22 aprile 2012

Quando nasce un figlio può capitare di chiedersi “che tipo di mamma sono?” e di sentirsi sotto esame, nel dubbio di non avere nulla in comune con la “migliore delle mamme possibili” così come ci viene dipinta dall’immaginario collettivo. A volte la risposta (non richiesta) ce la dà chi ci sta intorno (a me è stato detto che sono un pò apprensiva e molto “chioccia” con le mie creature 😦 ) o i media. Qualche tempo fa, su riviste,tv e web, infuriò la polemica sulla “mamma tigre” (descritta dal fortunato libro di Amy Chua) e sui severi metodi educativi orientali e ricordo di essermi chiesta se anche io fossi destinata a rientrare in quella categoria, prima o poi.

Ho sempre trovato molto felice la definizione di Winnicott di “madre sufficientemente buona” che ho fatto mia perchè mi liberava da tante paturnie e sensi di colpa con cui fanno i conti molte di noi. Poi, certo, a quale tribù di madri apparteniamo, un pò ce lo fanno capire anche i nostri figli crescendo: relazionandoci con loro giorno per giorno ci definiamo come mamme e costruiamo un pezzettino di questa nostra “altra identità”, che difficilmente può essere ingabbiata in un’unica etichetta (a volte, quando torno a casa dai miei bimbi, mi sento tanto Clark Kent che entra nella cabina telefonica per vestire i panni di Superman).

Un libro, letto ultimamente con mia figlia, mi ha però illuminato su questo argomento, dandomi una risposta definitiva che qui affermo con vigore e orgoglio (e scusate il maiuscolo): IO SONO UNA MAMMA NASTRINO!

Mamma nastrino e papà luna di  Emanuela Nava.

Illustrazioni di Desideria Guicciardini. Edizione Piemme

Vedi anche la storia animata del libro con gli “scarabocchi in movimento” di Joshua Held

N.B.: Io ho l’edizione vecchia del 2001, della serie “Gira il libro”, con due copertine, leggibile anche a “testa in giù”

Questo libro molto bello mi ha regalato l’immagine del nastrino invisibile che lega ogni mamma al proprio figlio in modo indissolubile, un’ immagine che scalda il cuore e mette a tacere le nostre insicurezze mammesche: in fondo, per quanto difettate e perfettibili, ci sentiamo un po’ tutte mamme nastrino. L’Autrice elenca una divertente carellata di mamme nella quale possiamo facilmente riconoscerci 🙂 : quelle leonesse che non tagliano mai le unghie ai propri figli, quelle brutte col naso da strega, quelle cannibali che mangiano di baci i loro piccoli, quelle che cucinano orecchie di coccodrillo e code di formica, quelle di tutti i colori e quelle a strisce e punti, ecc… ma tutte, proprio tutte

le mamme del mondo hanno i nastrini, tanti nastrini lunghi e colorati che legano i loro cuori a quelli dei loro bambini… i nastrini sono infrangibili, niente può tagliarli, dividerli o annodarli. I nastrini legano mamma e bambino con il loro alfabeto segreto


Il libro ci racconta anche di papà luna, che quando è lontano dai propri figli parla loro attraverso la luna che fa da tramite ad un dialogo d’amore “a distanza” ma non per questo meno intenso.

Per attività e spunti di discussione suggeriti dalla lettura di Mamma nastrino e papà luna guarda qui.
E per restare in tema: abbiamo molto apprezzato questo libro di recente pubblicazione:


Di mamma ce n’è una sola? di Isabella Paglia. Illustrazioni di Francesca Cavallaro. Fatatrac- Giunti

Qui l’Autrice ne parla nel suo blog.

In Di mamma c’è n’è una sola? si affrontano, finalmente, temi davvero importanti come l’adozione, la fecondazione assistita e la nascita pretermine (con relativa TIN), ma con incredibile leggerezza e sobrietà comunicativa (qualità che rende il libro adatto a bimbi anche molto piccoli, come la mia di 4 anni e mezzo) e attraverso una visione della vita allegra e colorata come le divertenti illustrazioni che accompagnano il testo (i bambini buffi, con una simpatica testona, che fanno capolino  dalle pagine di grande formato, mi hanno ricordato i miei adorati Peanuts).
Anche qui scorriamo una serie di mamme descritte dai loro bimbi nelle azioni quotidiane, mentre li accompagnano a scuola e poi vanno a lavorare, mentre li coccolano o consolano per una giornata no, o mentre li accudiscono quando sono a letto con la febbre. E c’è una bimba, Fatima, che sfidando gli amichetti scettici, racconta di avere due mamme, una di pancia e un’altra, nuova, che era sola prima ma che, entrambe, si sono adottate (che bello questo concetto dell’adozione “a vicenda”…).

Poi c’è il bambino che ricorda di quando era ancora un girino e nuotava in un bicchiere nel quale si sono incontrati i semini di mamma e papà, o quella che, avendo fretta di nascere, ha passato un pò di tempo in una culla speciale che sembrava un astronave (ma che tutti chiamavano incubatrice) in cui ha continuato a crescere. La conclusione è che non c’è differenza se si cresce fuori o dentro una pancia, in un bicchierino o un ‘astronave, di mamma non ce n’è una sola ma, di qualsiasi tipo di mamma si tratta, è per sempre.

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12 Risposte to "E tu, a quale tribù appartieni?"

anch’io mi sento una mamma sufficientemente buona,
una mamma che cerca di essere presente e di dare il meglio che può

Per quanto cerchiamo di fare del nostro meglio, sempre, i sensi di colpa sono dietro l’angolo Sabby, almeno per me, ma credo che averli significa essere una mamma sufficientemente buona

Grazie di avere messo il mio blog tra quelli che segui, ho ricambiato anche io non solo per cortesia ma anche perché il tuo blog è davvero bello!

Palmy, per chi insegna, come me, il tuo blog è una miniera di riflessioni bellissime, un pò alla volta me le leggo tutte, oggi ho letto quella sull ‘unschooling e un post su un itinerario di viaggio che mi ha fatto sognare.Grazie!

Grazie ho molto aprezzato il tuo articolo hai comunicato quello che volevo esprimere davvero nel libro!
Un grazie di cuore ♥ e un carissimo abbraccio!
isa 🙂

Isa ti ringrazio io per averci permesso, a me ed Antea (mia figlia), di poter riflettere insieme su argomenti così importanti. Un libro per bimbi piccolini che parlasse di adozione con questa leggerezza di linguaggio e profondità di contenuti , non l’avevo ancora letto. Conosco Tell Me Again About the Night I Was Born di Jamie Lee Curtis per averne letto nel libro di Conchita De Gregorio -una mamma lo sa-, ma purtroppo non ne esiste una traduzione italiana. Il tuo libro mi è caduto sotto gli occhi perché ne cercavo uno da regalare a un’amica che , tra i tanti modi di essere madre, ha scelto in assoluto quello più generoso:l’adozione. L’ho preso a lei ma ho finito per prenderne una copia anche per me 🙂

infatti!!!
io ci metto il cuore, e poi incrocio le dita 🙂

E’ sempre piaciuta anche a me la definizione di “mamma sufficientemente buona” di Winnicott: e mi ci sono sempe riconosciuta, io che ho un cuore tempestoso e che ogni tanto, come mio figlio ama ripetere ai nostri amici, lancio i pannolini. Vabbè, sì, è capitato, e devo dire che Pietro lo ha pure trovato divertente…
Il primo libro che hai recensito mi ha molto colpita, lo cercherò perchè mi sento anche io una mamma sì sufficientemente buono ma anche da nastrino 🙂
Un caro saluto, spero che il tuo fine settimana sia tranquillo.
Grazia

Da cuore tempestoso a cuore tempestoso: grazia, io non lancio i pannolini ma i ciripà, fa lo stesso? un abbraccio mamma nastrino!

Che brava, i ciripà sono ancora più impegnativi 🙂
Chissà, magari ci aprono una disciplina olimpica…

Il primo l’ho visto qualche giorno fa e mi e’ piaciuto subito, subito. volevo gia’ scriverne perche’, si sa, molte mamme sono “nastrino” :))).
ho letto e scritto un post sul libro di amy chua in un momento in cui mi ‘scontravo’ con il metodo scolastico (1′ elementare) competitivo e permormante. Riuscire e bene altrimenti esci dal gruppo! In quel momento mi sono domandata se il mio atteggiamento verso i miei.bambini

Mi sono persa un pezza…..

dicevo che mi sono domandata se valesse la pena essere piu’ incivisi e meno in ascolto.

Intanto e’ passato del tempo e credo di rimanere della mia opinione!

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