LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for febbraio 2012

Antea ama le ranocchie. Ne ha diverse di pezza, e quando avvista un libro con delle rane disegnate ne è immancabilmente attratta. Grazie a questa sua “passione” abbiamo fatto una piacevole e fortunata scoperta in libreria:

TRA LA TERRA E L’ACQUA

di Alessandro Ghebreigziabiher

illustrazioni di Alessandra Fusi    

£ 12,50

Qui trovate il book trailer.

Il libro, splendidamente illustrato, tratta un tema a me molto caro, che tanta letteratura per l’infanzia, a partire dal “Brutto anatroccolo”, ha come soggetto: il tema della diversità. L’approccio è però originale, la scrittura è poetica e i disegni sono incantevoli. “Tra la terra e l’acqua” narra del piccolo ranocchio Crock che i genitori perdono nello stagno appena nato. Crock non sa di avere un dono, di essere un anfibio, lo scoprirà solo alla fine del suo lungo viaggio, quando finalmente ritroverà il padre. Per un pò di tempo si crederà un pesce, quindi un aquila, prima di capire che il suo mondo è sospeso tra terra e acqua ed è proprio questo che lo rende diverso dagli altri abitanti dello stagno, e quindi speciale. Durante la sua faticosa ricerca di identità incontrerà chi gli causerà sofferenza e confusione ma anche un buon, vecchio pesce rosso di nome Blush che gli vorrà bene per quello che è perchè, come scrive l’Autore

Solo chi ti vuol bene può aiutarti a scoprire ciò che nessuno può vedere meglio di te, nel tuo cuore.

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La meditazione non sembra essere una pratica adatta ai bambini, per natura sempre così attivi e frenetici, poco disposti a prendersi delle pause dal gioco per stare fermi a riflettere. Tuttavia è possibile meditare anche mentre si modella l’argilla, si ascolta un brano musicale o una poesia, o quando si legge un libro:  i libri vengono in aiuto in tal senso perché sono momenti di riflessione inconsapevole. Qui trovate un interessante quanto illuminante articolo sulla meditazione per i bambini, e qui due esempi di storie da raccontare loro per introdurli a questa pratica affascinante e dai molteplici benefici, sia per il corpo che per la mente dei nostri figli.

Si può quindi tentare di affinare l’ intuito di un bambino attraverso la meditazione stimolata dalla lettura di brevi storielle zen? Noi pensiamo fermamente di si ed è ciò che si propone il celebre illustratore  Jon J. Muth in un libro affascinante e sorprendente, quanto poetico e pieno d’amore, dal titolo “Le piccole fiabe Zen del grande panda Acquasilente” (Mondadori, 10 £)

L’autore, che utilizza con raffinatezza la tecnica dell’acquerello, in questo albo incantevole  e dotato di una rara grazia sia nei testi che nelle immagini (alcune delle quali ricordano le raffinate stampe giapponesi), ci parla dell’amicizia di tre bambini con un panda dalla mole ingombrante, ma dolce e sornione nei modi di fare, Acquasilente, trasportato nel loro giardino da un ombrello rosso. L’orso panda diventerà per i tre fratellini, oltre che un morbido e rassicurante compagno di giochi, anche una sorta di maestro di vita: attraverso la narrazione di semplici e brevi favolette zen, raccontate da Acquasilente ai bimbi mentre sono impegnati nelle attività di tutti i giorni, egli darà ai suoi piccoli amici preziosi esempi di vita ispirati alla saggia filosofia orientale.  Come scrive lo stesso Autore, in una nota a fine libro, il personaggio di Acquasilente si basa in parte sulla figura di un maestro/artista zen giapponese, Sengai Gibbon, vissuto nella metà del XVIII sec. Riguardo lo scopo di questi racconti Muth precisa:

Non hanno uno scopo preciso, ma spesso ci sfidano a riprendere in esame le nostre abitudini, i nostri desideri, le nostre idee e le nostre paure.

Quando leggo questo libro ad Antea non le spiego il significato delle favole narrate da Acquasilente ma aspetto che sia lei a propormi liberamente delle interpretazioni, e spesso il risultato è un rilassante brainstorming che credo sia il vero fine del libro, permettere cioé che i pensieri di chi ascolta, stimolati dalla lettura di queste storielle paradossali quanto geniali, siano lasciati liberi di fluire permettendo così, alla mente, di “ripulirsi” e di intravedere il mondo con più chiarezza.

All’interno di questo percorso meditativo, che compio con Antea praticamente da quando è nata, uno spazio speciale è dato dallo Yoga. Ho praticato Kundalini Yoga  per diversi anni prima di diventare mamma (ho avuto un’ottima insegnante!), durante entrambe le gravidanze (con Francesco Lucio ho provato l’Hatha Yoga, altra esperienza entusiasmante ) e anche insieme con mia figlia, nel post parto: fino ai 18 mesi l’ho portata con me e si divertiva tanto ad assistere alle mie lezioni di yoga. Presto riprenderemo, si tratta solo di conciliare le sue tante attività con le mie. Nel frattempo ci siamo organizzate con uno Yoga “casalingo” che è un gioco per noi, ma al tempo stesso anche un modo per ritagliarci, un paio di volte a settimana, uno spazio tutto nostro da non dover dividere col fratello di sei mesi.

Funziona così: mettiamo su una musica soft, preferibilmente indiana, stendiamo un tappetino-futon sul pavimento (noi usiamo una stilosissima pelle di pecora Ikea), ci vestiamo con tute comode e calzini antiscivolo, accendiamo qualche incenso <<non troppo puzzoso>> (come dice Antea), abbassiamo un pò le luci e prendiamo le nostre carte del mini kit Yoga to go  (lo trovate facilmente su Amazon, ma date un occhiata anche agli altri titoli della collana, tipo Zen Mommy ) , un piccolo cofanetto che contiene 25 carte  che illustrano semplici posizioni dello yoga, adatte anche ai principianti e ai bambini.

Quindi, a caso, estraiamo una ad una le carte dal mazzo e ci <<sfidiamo>> a chi riesce ad eseguire meglio la posizione da esse indicata (le istruzioni sono in inglese e nel kit esce anche un elastico per eseguire un paio di posizioni).

I risultati sono molto divertenti. Ecco alcune posizioni, magari potete imitarle a casa. Cliccando sull’immagine vedrete il titolo e  saprete a quale posizione corrisponde così come è indicato sulla carta (in inglese, quindi). Meditate, giocate  e Sat nam a tutti!

Oggi parliamo di libri per piccolissimi. Non sto qui ad elencarvi gli innumerevoli vantaggi del leggere un libro anche ai bimbi che hanno meno di un anno di vita: trovate tutte le informazioni e ricerche sul tema, e ricche bibliografie, nel sito natiperleggere che prende il nome dal progetto portato avanti da biblioteche, pediatri, librai, insegnanti per promuovere la lettura ad alta voce in età prescolastica. Il mio secondogenito, Francesco Lucio, a soli 6 mesi è già proprietario di una fornita biblioteca ereditata, in parte, dalla sorella maggiore, a questa invidiabile collezione si sono poi aggiunti altri titoli nuovi di zecca (in un altro post farò outing sulla mia mania compulsiva di acquistare libri 😉 ).

Quali caratteristiche devono avere i libri per bimbi piccoli, a partire dai 9 mesi in poi ? E’ questa infatti l’epoca in cui i bambini sono incuriositi da quell’oggetto misterioso che per loro rappresenta il libro: sono in grado di afferrarlo, di maneggiarlo, di esplorarlo, ed è importate che fin da questa prima fase di contatto il piccolo non viva il libro come qualcosa di freddo, astruso e negativo, ma come un oggetto quotidiano e familiare, stimolante e capace di dare emozioni. La scelta dei primi libri è quindi <<cosa seria>> perché da essa dipende la possibilità che nasca una storia d’amore lunga tutta la vita tra il libro e vostro figlio. Ecco qualche consiglio, spero non banale, per aiutarvi in questa difficile scelta. Privilegiate libri:

  • Sicuri: che non prevedono necessariamente la vostra presenza quando li date in mano al bimbo, che quindi siano privi di piccole parti staccabili (evitate quelli con pile) che possono essere ingoiate, che siano preferibilmente di stoffa, morbidi e lavabili (a mano e in acqua fredda) così che il bimbo, nella sua fase esplorativa, possa anche <<assaggiarli>>, annusarli e, perché no, usarli come cuscino. Controllate che siano a norma di legge, che sono stati cioè adoperati inchiostri atossici e tessuti in fibre naturali (ciò deve essere espressamente indicato).
  • Durevoli e facili da tenere fra le mani: le manine di un bimbo sono piccole e con una presa limitata, è quindi frustrante per lui non riuscire, in autonomia, a sfogliare un libro dalle pagine enormi. Quindi privilegiate libri di piccola taglia e indistruttibili, capaci anche di superare quelle che io chiamo <<la prova pappa>>(“vediamo se le pagine imbrattate di semolino e frutta sono più interessanti”)  e la <<prova incredibile Hulk- ti spiezzo in due>> (“vediamo se riesco a farlo a pezzi”).
  • Che abbiano la forma dei libri veri: per un bimbo, non sembri banale, è estremamente gratificante compiere un’attività da “grandi” come leggere: si sentirà parte di un club esclusivo se leggerà libri che, pur essendo un gioco, assomiglino nella forma a quelli dei suoi genitori.
  • Illustrati: chiaramente un libro interessante è ricco di illustrazioni dai colori accesi o pastello, purché i soggetti rappresentati siano vicini al mondo del bambino e alla realtà che lo circonda.
  • Divertenti ed emozionanti: vanno privilegiati libri che narrano storielle brevi (l’attenzione del bimbo è limitata nel tempo) e che fanno ridere, in cui sono descritte azioni che il bimbo compie ogni giorno come, ad esempio, lavarsi, vestirsi, giocare, mangiare, in modo da poter ritrovare il proprio vissuto e la propria esperienza fra le pagine del libro e sentirsi protagonisti della storia (“che bello, questo libro parla anche di me!”). Ma poiché un libro deve anche lasciare un segno e invogliare il bimbo a <<sfogliarne>> altri, occorre scegliere quelli che possano imprimersi nella sua memoria, che gli trasmettano un emozione quindi (e questa è la parte più difficile).

Non è semplice trovare libri che abbiano tutte queste qualità . Qui di seguito ve ne elenco alcuni tra i nostri preferiti, ma la lista sarà arricchita da altri post.

Il primo lo trovate all’ Ikea, è un libro sul circo  (“Leka circus”, 10,07 £), privo di testo (metterò presto un post sui “libri silenziosi”), ma non per questo meno coinvolgente. Del mio amore per il circo ho già parlato. In questo libro piccino, di stoffa, troverete un condensato del mondo del circo, tutto a portata del vostro bimbo, delle sue piccole manine e dei suoi occhi avidi di immagini: dalle sue pagine farà capolino un leone a cavallo di una ruota, un coniglio che esce da un cappello, una bacchetta magica, un clown che gioca con tante palle colorate, e anche un fiorellino che ha al centro uno specchietto morbido nel quale rimirarsi. La maniglia per portare il libro con sé ovunque, anche nella culla, è la proboscide di un elefante. A Francesco Lucio piace tanto, e ogni volta arricchisco la narrazione con storie nuove suggeritemi dalle immagini, è quindi un libro aperto, sempre diverso, mai noioso.

Altri libri che ci piacciono tanto fanno parte della Collana” Morbidoni” della Mondadori, sono i libri di Pina (autrice: Lucy Cousins), e parlano di una topina, Pina appunto, che compie azioni molto semplici e quotidiane. Il nostro preferito è senza parole e si intitola “Pina dorme”, lo <<leggo>> a mio figlio prima della nanna notturna per prepararlo al sonno.

Un personaggio che Antea amava tanto, e che ho riproposto con successo a Francesco Lucio, è la pecorella Benny, creata dalla fantasia di  Nicoletta Costa . Noi abbiamo “Buongiorno, Benny!” che ha tutte le qualità sopra elencate e, in più, vista la grandezza e la morbidezza,  può fungere da comodo cuscino-poggiatesta se il bimbo è colto da improvviso sonno 🙂 Noi lo teniamo in auto proprio per questo scopo.

Ma anche quando si va in giro a passeggio può tornare utile un libretto ammazzanoia.Vi consiglio quelli della collana “libri per il passeggino” della Usborne, dotati di un comodo anello per fissarli alla barra del passeggino, appunto. Il nostro preferito è “Ciuf Ciuf” che, neanche farlo apposta, parla di un allegro trenino e del suo viaggio

E con questo abbiamo concluso. Buona lettura insieme ai vostri cuccioli!

Questo post nasce dalla magia e dalle suggestioni che il teatro dona ai piccoli spettatori (e anche ai grandi) e dalla riflessione delle immense potenzialità che esso ha, come i libri e la musica, di influire sulla formazione del bambino e sulla sua maturazione interiore.

Antea frequenta un laboratorio teatrale con grande entusiasmo e spesso andiamo a teatro: è bellissimo osservarla mentre, rapita, assiste allo spettacolo. Uno dei più emozionanti dei tanti visti finora, è stato <<Cartastorie>> con il bravo Oreste Castagna, noto al pubblico dei più piccoli perchè nella famosa trasmissione l'<<Albero azzurro>> , per diversi anni, è stato la voce del simpatico pupazzo Dodò.

<<Cartartastorie>> non è solo uno spettacolo ma anche un libro e un Cd, ecco perchè ne parlo qui.

Libro, cd e spettacolo fanno parte di un meritorio progetto artistico e solidale dal titolo “Girogirotondo”  che l’Autore porta avanti dal 2006   a favore di Emergency, un’associazione umanitaria nata per offrire cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà (per il battesimo di Antea scegliemmo questa bomboniera solidale di Emergency e piacque molto a tutti). Il progetto nasce <<per dire basta alle guerre e stop alla vergogna dei “bambini soldato”, conseguenza estrema dell’infanzia negata>> . Nel libro/cd troviamo una originale rivisitazione della popolare filastrocca “girotondo” ( “girogirotondo, casca il Mondo, casca la Terra NON VOGLIAMO PIU’ LA GUERRA” cantano i bimbi del minicoro di Rovereto) e del bellissimo racconto “Il Principe Felice” di Oscar Wilde. Nel libro sono inserite anche notizie ed informazioni sulla triste realtà dei “bambini soldato”, sui paesi, in guerra e non, dove i diritti dei bambini sono calpestati, sull’orrore delle mine anti-uomo che proprio nei bambini trovano la maggior parte delle vittime e sull’impegno di Emergency a Khartoum in Sudan dove è stato costruito il centro d’assistenza cardiochirurgico <<Salam>>.  Ma qui voglio soffermarmi brevemente sulla favola del “Principe felice” sulla quale, poi, è incentrato lo spettacolo. Antea la conosceva , è tra le sue preferite, noi abbiamo questa versione qui:

ve la segnalo perchè della stessa collana, <<una fiaba in tasca>>, edita da EL, abbiamo preso diversi titoli del catalogo: sono libri economici (solo 3,50 £, con un ottimo rapporto qualità/prezzo), splendidamente illustrati e con buoni testi (quella del “principe felice”, ad esempio, è raccontata da Roberto Piumini) e, soprattutto, il formato tascabile ci consente di portarli in giro comodamente ovunque: nei tempi morti di un viaggio in auto o di un’attesa dalla pediatra, un buon libro è sempre un ottimo alleato contro la noia.
La rivisitazione di Oreste Castagna del “principe felice” mi è piaciuta davvero tanto. La storia d’amore tra il principe e la rondinotta cambia quest’ultima profondamente, come accade quando un incontro decisivo segna la nostra esistenza per sempre (e l’Amore, in qualsiasi sua forma, ha questo potere). Prima di incontrare il suo principe la rondine se ne svolazzava spensierata nel cielo ripetendo come ritornello una strana canzone : “io non sono responsabile di niente”, non conosceva il significato dell’amicizia, era troppo presa dal suo volo e dal gioco per fermarsi in un luogo e stringere rapporti duraturi, era, come scrive l’Autore :” abituata a lasciare e ad essere lasciata” e “pensare la stancava”. Ma l’incontro col principe le permetterà di vedere il mondo con occhi diversi (come succede quando ci si innamora) e ad anteporre gli altri a sé, fino al sacrificio estremo che verrà sugellato da un dolcissimo bacio d’amore del principe alla sua rondinotta morente. Al teatro la storia viene raccontata dall’Autore attraverso ill “cartaracconto”: grazie alla tecnica del ritaglio di carta colorata, materiale base dell’arte povera, il bimbo vede sfilare davanti ai suoi occhi incantati i protagonisti della favola, vere e proprie sculture di carta che prendono vita dalle abili mani del cartastorie. Lo spettacolo è un viaggio di luci, musiche e parole davvero emozionante e ti lascia nell’animo una deliziosa sensazione di leggerezza e serenità, perchè si può parlare di cose serie anche in un’ atmosfera giocosa. Grazie Oreste! Se l’Oceano è un pò più più grande è merito anche tuo!

Oggi voglio parlarvi di un libro strano, strano perché non allegro anche se i libri per bambini in genere lo sono. E’ un libro che avrei voluto leggessero a me un estate di diversi anni fa quando ero bambina, perché sono fermamente convinta che i libri riescono a venire in aiuto in tante situazioni, anche le più delicate e complicate, permettendo, a chi li legge, di comprendere eventi altrimenti incomprensibili. Durante quell’Estate era questo ciò di cui sentii,inconsciamente, il bisogno: comprendere, e non mi fu concesso se non molti anni dopo.

Durante l’infanzia trascorrevo le estati a Formia in compagnia delle mie tre adorate cugine, i nonni materni, gli zii e la mia famiglia. Tra gli amichetti della spiaggia c’era una bimba di Milano, S., che vedevamo solo durante le vacanze. Ricordo che all’inizio dell’estate dei miei sei anni S. era molto cambiata dall’ultima volta che l’avevo incontrata l’anno precedente: era senz’altro più alta ma anche tanto più magra, il suo viso aveva perso ogni rotondità e si era fatto ossuto e spigoloso. Ma la cosa più inspiegabile, per la me di allora, era che indossava colorati fazzoletti sulla testa che non levava mai neanche per fare il bagno in mare. S. era inspiegabilmente cambiata anche nei modi fare: non rideva più come prima, sembrava sempre stanca e malinconica,pensierosa e distante. Ricordo che i grandi sussurravano tra di loro che era malata, che non stava bene, ricordo le loro espressioni tristi mentre lo dicevano e ricordo che pensavo che S. fosse diventata improvvisamente fragile, che potesse rompersi da un momento all’altro: era questo il timore quando le stavo vicina, di farle del male senza volerlo. Ricordo anche  che giocare con lei non era più tanto divertente e che per merenda sulla spiaggia le davano da mangiare pane con burro e zucchero (assurdo che rammento questo particolare insignificante ma è così) e mi sembrava strano che non ingrassasse malgrado quella merenda così sostanziosa. S. aveva la leucemia ma io, ovviamente, non lo sapevo, intuivo però la sua malattia, la sua “diversità” rispetto a me e le mie cugine ma non la capivo veramente fino in fondo perché nessuno me l’aveva spiegata. L”estate successiva S. non c’era più, nessuno mi disse che era morta ma in qualche modo ciò mi fu abbastanza chiaro fin dal primo momento. Ricordo perfettamente la sensazione di vuoto e smarrimento provata rivedendo i suoi genitori in spiaggia, soli senza di lei, e mi rattrista, ora, rammentare bene il suo volto da malata e poco di lei quando ancora era in salute. Ma soprattutto mi dispiace che quando ancora S. era in vita, nessuno mi abbia mai detto chiaramente che stava male e che un giorno, forse, non ci sarebbe stata più. Saperlo non avrebbe certo cambiato il corso degli eventi, tuttavia avrebbe aiutato me a capire, e a quell’età cercare di capire la malattia è il primo passo per averne meno paura. Ecco perché oggi parlo di questo libro:<<Perché, Charlie Brown, perché?>>  di Charles M. Schulz, edito da Rizzoli nel 1992. E’ un libro datato ma in internet è ancora possibile trovarlo, è reperibile anche nei negozi di libri usati o al 50% di sconto (prezzo di copertina:12000 Lire).

Adoro i Peanuts e adoro la filosofia di vita del loro Autore, ho molti albi illustrati delle <<noccioline>> e mi trasmettono sempre molta allegria oltre a darmi tanti spunti di riflessione su come va il mondo. Trovo che la lettura dei fumetti di Schulz sia, anche per i bambini, estremamente godibile. In questo libro, da cui è stato tratto anche un cartone animato visibile su youtube, l’Autore racconta, come è scritto nel sottotitolo, <<una storia su quel che succede quando un amico è molto malato>>. Ad ammalarsi è Janice, una simpatica biondina alla quale Linus fa il filo

Sono nella stessa classe e il loro piacersi è chiaro in questo delizioso scambio di complimenti reciproci:

“Ti è piaciuto ieri alle altalene, Janice?”  

“Certo”, rispose Janice.”Mi piace, e tu sei il miglior spingitore della scuola”.

“Beh”, rispose Linus,” è divertente spingerti, perchè tu voli più in alto di chiunque altro”

Gradualmente il piccolo lettore capisce che c’è qualcosa che non va in Janice, nella quale si evidenziano i chiari segnali della malattia

Quando a Janice viene diagnosticata la leucemia le reazioni del piccolo mondo di personaggi che ruotano intorno a lei sono diverse: Snoopy si cala nei panni del “famoso Chirurgo” e fa su e giù in continuazione per le scale dell’ospedale dove è ricoverata l’amica (“perché non arriva al pulsante dell’ascensore” commenta sarcasticamente Charlie Brown), Lucy teme che la leucemia sia contagiosa e si dà una spiegazione tutta sua per cercare di razionalizzare ciò che sta accadendo e che non sa spiegarsi (“probabilmente le è venuto il cancro,”sentenziò Lucy,”perché è una bambina cattiva“), le sorelle di Janice si sentono trascurate dal resto della famiglia, le compagne di scuola più ottuse si lamentano che al suo rientro dall’ospedale la maestra le dedica tante attenzioni e sono gelose, il bulletto di turno la prende in giro per il cappellino che indossa per nascondere la testa senza capelli (e Linus gliela farà pagare amaramente…), Charlie Brown, con disarmante ingenuità, le chiede se morirà. E Linus? Linus fa fatica a capire perché la sua migliore amica sia malata, “Perchè, Charlie Brown, perché?” chiede smarrito all’amico. Ovviamente la risposta non c’è. Ha capito, però, quanto sia importante per lui Janice e fa quello che un buon amico farebbe in questi casi, cerca di farla stare bene, le fa coraggio, la conforta, le è vicino, prende le sue parti a scuola, e quando la va a trovare in ospedale le fa una bellissima dichiarazione d’amore eterno:

“Starai bene Janice e io ti spingerò sull’altalena per sempre”.

E difatti Janice guarisce: con l’arrivo della Primavera la neve si scioglie e lei e Linus fanno ritorno alle loro amate altalene. La bambina ha in serbo una sorpresa per lui: mentre la spinge in alto l’odioso berretto cade e lascia scoperti i suoi bei capelli biondi.

La storia ha quindi un lieto fine, come non sempre accade nella vita reale.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché mai far leggere “Perché, Charlie Brown, perché?” ai bambini, vista la serietà dell’argomento. Credo, in parte, di aver già risposto a questa domanda raccontando di S. ma mi servirò dell’introduzione al libro stesso per spiegarlo meglio. L’introduzione è stata scritta dal compianto Paul Newman, che oltre ad essere l’attore che tutti conosciamo, era anche molto impegnato nel sociale e aveva fondato l’organizzazione no profit  “Hole in the wall gang camp”  per aiutare i bambini malati di cancro e le loro famiglie

“Avere il cancro è una delle possibilità della vita. Anche per un bambino … Quando un bambino ha questa malattia, è una faccenda difficile per tutti. Certo la difficoltà maggiore pesa sulle sue spalle. Ma è anche dura per gli amici e i fratelli. A volte è difficile capire perché ad un fratello malato si dedichino più attenzioni, o perché un compagno di scuola sotto chemioterapia sia esentato dai compiti a casa. Puoi capirlo con la testa, difficile capirlo col cuore. E’ ciò di cui parla questo libro. Della capacità di capire. Ma anche dover capire è una possibilità della vita. In “Perché, Charlie Brown, perché?” imparerai come Charlie Brown, Linus e gli altri della banda dei Peanuts abbiano cominciato a capire qualcosa sul cancro e un pò di più sulla vita”.

Credo che la possibilità di capire sia un diritto di quei bambini che la vita ha messo nella triste condizione di dover affrontare la malattia , sia per averla vissuta sulla  propria  pelle, sia per averne fatto esperienza attraverso la perdita di un caro amico o di un familiare.

L’importanza dell’esperienza musicale per lo sviluppo cognitivo dei bambini già dai primi mesi di vita è nota: basta fare attenzione ai vocalizzi di un neonato per comprendere come la musica sia un mezzo per comunicare ed interagire che precede la parola. A molte di noi mamme è stato consigliato di ascoltare buona musica in gravidanza perché attraverso la placenta i suoni arrivano, sebbene attutiti. Quando ero incinta mi sono rilassata coi vari Bach, Mozart e simili, mentre il pancione cresceva e di sicuro, oltre che ai miei piccoli, ha fatto bene anche a me. L<<‘educazione musicale>>  dei miei figli è poi continuata grazie ai libri sonori ed altri esperimenti/laboratori musicali “casalinghi” che magari racconterò: come figlia di una ex insegnante di musica so che la musica, come i libri, accompagna e riscalda la nostra esistenza e crescere con i suoni, esplorare il mondo attraverso essi, è stimolante e divertente. Mia cugina, pianista a Londra, consiglia di avvicinare i bambini allo studio di uno strumento musicale già a partire dai 4 anni, ecco perché a Natale ha regalato a mia figlia Antea una carinissima e apprezzata  tastiera di HK con tanto di spartiti

Anche se a volte per divertirsi basta solo un cucchiaio…

Ma passiamo ai libri. Per farvi comprendere l’importanza della musica anche nello sviluppo del linguaggio dei piccolissimi vi racconterò brevemente un episodio. Mia figlia non sapeva ancora parlare ma le leggevo e facevo ascoltare alcuni libri con Cd di questa collana della  Gallucci che stiamo collezionando da quando Antea è nata (questi libri hanno anche il pregio di essere molto resistenti, la collana infatti si chiama gli <<Indistruttilibri>>). Spinta dai miei gusti un pò retrò e dal testo che sponsorizza l’amore per gli animali, le avevo preso <<Sei forte papà>> (è stato il regalo a mio marito per la sua prima festa del papà) cantata dall’inossidabile Gianni Morandi e illustrata dai disegni di Nicoletta Costa

Ebbene: a mia figlia cercavamo di insegnare a dire “babbo” (ovviamente la prima parola era stata “mamma” :-))) ) perché così mio marito ha sempre chiamato il padre, e poi “babbo” ci sembrava un vocabolo più tenero e coccoloso di “papà”. Ma, con nostra sorpresa visto che non frequentava l’asilo nido né altri bimbi che già parlassero, lei iniziò a chiamare mio marito “papà”. Ci chiedevamo perplessi da chi l’avesse imparato, quando un giorno l’abbiamo sentita intonare il motivetto della canzoncina di Morandi e abbiamo capito tutto. Potenza della musica!

E sempre parlando di canzoni ecco il mio consiglio di oggi: Sabrina Simoni, <<Favole inCanto>>, edito da Ricordi, con CD, £ 24,20

L’autrice ha una lunga esperienza nel campo della didattica musicale in quanto direttrice del piccolo coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna: è stato infatti l’amore di mia figlia per lo Zecchino d’oro ( trasmissione nella quale, vivaddio, i bimbi cantano ancora canzoni per bimbi) a spingermi all’acquisto. Il libro si rivolge a “piccoli cantori” tra i 3 e i 7 anni d’età. Nell’utile introduzione l’Autrice spiega caratteristiche e finalità dell’opera: lo scopo è, come lei stessa dichiara, di incuriosire e avvicinare il bambino al suono della voce,  il primo suono che ci appartiene fin dalla nascita. L’approccio è ludico e si basa sulla narrazione di quattro favole corredate di semplici esercizi ritmici e melodici che stimolano il bambino alla scoperta di alcune caratteristiche fondamentali del suono: la respirazione, l’intensità e l’altezza. La difficoltà degli esercizi è direttamente proporzionale alla complessità degli intrecci delle favole raccontate. La prima favola è interamente narrata nel CD incluso nel libro, i brani musicali d’accompagnamento sono orecchiabili e divertenti, riproducono versi di animali e suoni di oggetti e sono corredati dalle note musicali per chi sa leggerle. Le basi musicali incluse permettono al bambino di esercitarsi giocando al karaoke. Le illustrazioni sono simpatiche e accattivanti. Antea si diverte molto ad eseguire gli esercizi il cui scopo principale è non tanto di insegnare a cantare, quanto di far prendere coscienza ai piccoli lettori che è possibile utilizzare la voce in modi diversi e giocosi, facendo vivere loro l’emozione del canto perchè la musica, come scrive l’Autrice, va respirata quotidianamente.

“La musica apre nel corpo una porta attraverso la quale l’anima esce nel mondo per fraternizzare”

Milan Kundera, cit. in <<Favole inCanto>>

Gianni Rodari non ha bisogno di presentazioni. Ma occorre avvertirvi: se non l’avete mai letto, dopo averlo fatto per la prima volta non potrete più fare a meno dei suoi libri, libri che ho collezionato con fanatismo e devozione già da prima che nascesse mia figlia (beata! Ancor prima di nascere possedeva una biblioteca di tutto rispetto).

Come prima  opera di questo Autore geniale ho pensato di suggerirvi <<Filastrocche per tutto l’anno>>, Editori Riuniti, £ 9,30, di cui possiedo un edizione un pò vecchiotta, del 1999, ma splendida perchè illustrata da Emanuele Luzzati (altro incredibile artista). Sono comunque disponibili anche edizioni più recenti.

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Perchè questo libro? Innanzitutto si tratta di  filastrocche, sono quindi in rima e ciò le rende adatte anche a bimbi molto piccoli che, ascoltandole, vengono quasi <<cullati>> e rapiti dal ritmo ripitetitivo e rassicurante della filastrocca, come fosse una ninna nanna non cantata. Inoltre le splendide e colorate illustrazioni di Luzzati lo rendono godibile e apprezzabile a tutte le fasce d’età poichè riescono a catturare l’attenzione anche dei più piccini. Infine, per i più grandicelli, i testi hanno il fascino della poesia semplice, pura , diretta, intrisa di quella ironica ma profonda leggerezza che le parole di Rodari possiedono come raro segno distintivo. Le filastrocche sono divise in sezioni, quelle preferite da mia figlia appartengono alle sezioni <<Notizie di cronaca>> e <<Storie in versi>>. Cito quindi solo due filastrocche, per darvi un assaggio, ma andrebbero lette davvero tutte.

La prima è: <<Una nuova invenzione>>. Ne trovate una versione con un piacevole sottofondo musicale qui . L’invenzione di cui parla il titolo è una macchina che legge il cervello (che bello sarebbe possederla!) : Rodari ci racconta quello che è nascosto nei pensieri e nelle teste di alcuni personaggi. La lista è davvero illuminante: un signore <<poco originale che ha in  testa solo quel che legge sul giornale>>, o <<un ometto più triste che ridicolo: nel secolo ventesimo ha i pensieri di un cavernicolo>>, e così via. L’ultimo cervello che la macchina scruta è quello di un bambino:

<<Vedo un bambino. E’ piccolo. Ce l’avrà almeno un pensiero? Sorpresa! Guardate voi stessi: sta pensando il mondo intero>>

Perchè amo questa frase? Perchè è vero che la mente dei bambini è capace di pensare il mondo intero e le sue potenzialità sono enormi e affascinanti: la fantasia dei bimbi è una risorsa illimitata che non deve essere mai osteggiata ma nutrita e incoraggiata a spaziare, la loro sete inesausta di esperienze e conoscenze è un terreno fertile da irrigare continuamente e leggere è il modo migliore per aiutare i nostri figli a<<pensare il mondo>> e, pensando al mondo, a conoscere se stessi e a leggersi dentro. Mai sottovalutare i pensieri dei bambini, perchè essi pensano sempre <<in grande>>!

L’altra filastrocca merita di essere riportata per intero, si intitola <<Sulla Luna>>:

Sulla luna, per piacere,

non mandate un generale

ne farebbe una caserma

con la tromba e il caporale.

Non mandateci un banchiere

sul satellite d’argento,

o lo mette in cassaforte

per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro

col suo seguito di uscieri:

empirebbe di scartoffie

i lunatici crateri.

Ha da essere un poeta

sulla Luna ad allunare:

con la testa nella Luna

lui da un pezzo ci sa stare…

A sognar i più bei sogni

è da un pezzo abituato:

sa sperare l’impossibile

anche quando è disperato.

Or che i sogni e le speranze

si fan veri come fiori,

sulla Luna e sulla Terra

fate largo ai sognatori!

<<Sperare l’impossibile>> e <<sognare i più bei sogni>>! Ricorda un pò il <<stay hungry, stay foolish>> di Steve Jobs. Io me l’appunto, e voi?  E nell’attesa che sogni e speranze diventino veri come i fiori fate largo ai sognatori!


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