LEGGI, MAMMA, LEGGI!

Archive for gennaio 2012

Il fascino del circo non ha età e per i bambini è sempre una festa assistere a uno spettacolo circense. I libri possono ricreare quella magia. Oggi vi parlo di un libro sul circo a me molto caro, adatto anche ai piccolissimi (lo <<leggo>> a mio figlio di quasi 5 mesi), fascia d’età che ho trascurato fino ad ora.

Il titolo è “Il mio circo” illustrato da Xavier Deneux ed edito da Rizzoli nel 2008 (£ 9,90)

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E’ un libro minimalista:i colori predominanti sono il nero, il bianco e il rosso, colori che, dicono gli esperti, sono i più amati dai bimbi appena nati. La scrittura è quasi inesistente, viene adoperata solo una parola per pagina ad indicare i protagonisti, anch’essi uno per ogni pagina, di quel mondo variegato che è il circo: l’elefante, il giocoliere, il trapezista, il funambolo, etc..etc.

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Ciò che colpisce maggiormente è il gioco dei buchi che l’autore ha creato nel libro:ogni pagina ha un buco, o meglio uno spazio vuoto, che fa intravedere un pezzo della pagina successiva e , di buco in buco, come per magia, come quando il telone del circo si spalanca agli occhi avidi del bimbo, sfilano tutti i personaggi dello spettacolo. Così il becco di un uccello che regge un cerchio nel quale passa una zebra, alla pagina seguente è diventato il naso di un funambolo; i pantaloni a pois dell’equilibrista, voltata la pagina che presentava lo spazio vuoto proprio all’altezza dei pantaloni, si trasformano come per magia nella pancia di una giraffa, e così di seguito, proprio come accade quando nel circo, quello vero, alla fine dell’esibizione tutti i protagonisti dello show si fanno avanti a salutare il pubblico. E’ un rapimento per grandi e piccini, una gioia per gli occhi e per il cuore di chi non ha mai smesso di amare il circo e di esserne incantato.

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Quante volte, durante i colloqui con le famiglie, mi sono sentita dire queste parole, a volte con tono sconsolato, a volte rabbioso, da parte di genitori in tribolazione per i propri figli….

Insegno Italiano alle superiori e con questa frase la mamma o il papà di turno intendono, di solito, giustificare alcune lacune del figlio/a a livello grammaticale, la sua debolezza nello scrivere temi o la sua svogliatezza e disinteresse, in generale, nei confronti della mia disciplina. E puntualmente, ogni volta che sento queste parole uscire dalla bocca delle mamme e dei papà, parole che suonano stranamente più come una giustificazione alla mancanza del figlio che una critica, sarei tentata di ribattere loro:<<Ma a casa leggete? Avete libri? Acquistate quotidiani, riviste, giornali? E, soprattutto, avete mai letto fiabe e storie ai vostri figli da piccoli?>>. Ovviamente non lo faccio, mi sto zitta, non voglio urtare la suscettibilità di nessuno né far nascere sensi di colpa né, tanto meno, far sentire i genitori dei miei alunni giudicati nello svolgimento del loro ruolo di educatori. Tuttavia rimango nella mia convinzione che un lettore seriale, un robusto divoratore di libri, è nato e cresciuto in una casa in cui si legge tutti i giorni e si guarda poca TV, in cui sono a disposizione tanti e diversi libri ai quali ha avuto libero accesso sin da piccolissimo grazie ad una mamma o a un papà che, con amore e dedizione, gli hanno letto storie fin dai primi mesi di vita. L’amore per la lettura non è genetico, non è nel DNA, è piuttosto un virus che ci contagia, definitivamente e senza possibilità di scampo, attraverso l’ascolto di qualcuno che legge per noi già pochi giorni dopo la nascita, e ci rimane <<sulla pelle>> per tutta la vita come un marchio a fuoco. E come tutte le forme di amore necessita di essere nutrito: se un bimbo vedrà attorno a sé persone che leggono, sarà stimolato a fare altrettanto. E il conforto che un buon libro è capace di dare alla mente e al cuore non ha prezzo. Io ho sempre letto ai mie figli, fin dal rientro a casa dall’ospedale dopo la nascita. Il secondo ha quasi 5 mesi e ci sono tantissimi <<libri>> per uno gnometto di quest’età, ne parleremo. La prima figlia, che ha appena compiuto 4 anni, è un’ appassionata <<ascoltatrice>> di storie, sua droga quotidiana, e, mi auguro, sarà una futura lettrice di razza: le premesse perché lo divenga ci sono tutte. Se mi dovessero chiedere quale sia la mia idea di felicità mi viene in mente un immagine che si ripete tutte le sere quando andiamo a letto, un rituale al quale non rinuncerei per nulla al mondo: io, stesa in mezzo ai miei due figli, intenta a leggere storie. Leggere a un bambino è un grande atto d’amore nei suoi confronti e lo farà sentire amato e coccolato, oltre a dargli tanta serenità. E, magari, eviterà, in futuro, che mi senta dire da genitori esasperati dagli scarsi voti in italiano dei figli: <<Ma professoressa, mio figlio non MI legge!!!>>

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<<La favola del pesce cambiato>> di Emma Dante. Disegni di Gianuigi Toccafondo.

£ 13. Edizioni L’Arboreto 2008

Ecco un altro regalo di mio marito che ben conosce la mia passione per Emma Dante, visionaria autrice di teatro. Questo libro parla dell’evento miracoloso e misterioso della nascita ed è un’incantevole e poetica metafora dei nove mesi durante i quali si forma e si trasforma, nel grembo materno, la vita umana: il pesciolino del titolo è, come rilevano fin dalla copertina i suoi occhi umani di bimbo, una vita che sta per venire al mondo. La favola che la Dante racconta parla di quel limbo ovattato, di quel bozzolo confortevole e caldo che è il ventre della mamma, il Mare primitivo da cui tutti proveniamo. Essa inizia con la prima gara che ognuno di noi è stato chiamato a disputare anche se non ne serba il ricordo: il pesciolino, che all’inizio è <<un piscitello ‘ì cannuccia come direbbero a Napoli>>,  vince  gli altri agguerriti e abili concorrenti sbaragliandoli tutti, li batte in velocità macinando vasche su vasche mentre un solerte radiocronista commenta questa avvincente gara. Il premio è la conquista della vita. Il pesciolino ingrassa solitario nella vasca fino a fondersi con essa, impara a saltare, gioca con l’acqua nel quale è immerso ma, soprattutto, nella solitudine del suo oceano privato, sente costantemente una voce di cui si innamora perdutamente, la voce della mamma. Ed è a questa voce che si abbandona, stanco morto, il pesce bambino quando il prodigio della nascita avviene: la voce dell’Oceano. A mia figlia leggevo questo libro quando aspettavo il fratellino per svelarle la meraviglia senza fine dell’attesa, lo ama e la sua immaginazione, grazie ai disegni fantasmagorici che lo corredano, galoppava sfrenata. Un libro emozionante come pochi.

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Una Lunga Storia d’Amore.

Autrici: Laetitia Bourget. Emmanuelle Houdart.

Casa Editrice: Motta Junior, 2008

Prezzo: £ 13

Perché comincio da questo libro? Perché, banale ma vero, tutto comincia dall’amore. L’ amore per i miei figli e per la lettura mi ha spinto a creare questo spazio. Ma ancora prima l’amore immenso di mio marito è stato il motore di tutto. Questo libro me lo ha regalato lui il Natale scorso ed è diventato, da subito, uno dei miei favoriti. Ho quasi 40 anni e conosco mio marito da quando ne avevo 17, la nostra è quindi, senza dubbio, una lunga storia d’amore. Il titolo originale francese è “l’apprentissage amoreux” e rende bene il contenuto di quest’opera mirabilmente illustrata perché ogni percorso amoroso, anche il meno accidentato, prevede un apprendistato, lungo o breve che sia. Il libro narra ciò che potrebbe accadere nelle favole dopo il classico “e vissero felici e contenti”e già questo lo rende singolare e originale. Le meravigliose e oniriche illustrazioni e il testo semplice e diretto ci dicono come una “sublime e delicata principessa” e il suo “affascinante e valoroso principe” vivono la vita di tutti i giorni dopo il loro incontro. Ed è una vita reale la loro, fatta di litigi su chi deve mangiare l’ultimo cono del gelato preferito rimasto o sul nome da dare ai loro futuri bambini (alzi il dito chi non ha mai discusso su ciò, anche solo per il gusto di farlo). Una vita così vera che il principe russa, gli puzzano di formaggio le scarpe e fa la pipì contro gli alberi, mentre alla principessa scappano le puzzette, perde il suo vitino di vespa a causa delle gravidanze e talvolta il suo viso si riempe di  orribili brufoletti. Ma la storia va’ avanti come vanno avanti le storie reali, nella normalità del quotidiano: la principessa ride e bisbiglia con le amiche quando guarda il principe, non presta attenzione alle sue imprese eroiche, è attratta da altri principi affascinanti. Ma lui non è da meno: la trascura per “combattere con orribili mostri” , si ritira con gli amici per parlare di cose da uomini lasciandola sola o non si accorge che si fa bella per lui. Ed è meraviglioso che una storia per bambini parli di questo, della quotidianità del rapporto amoroso, e in un modo così semplice e diretto: li aiuta a capire che mamma e papà si vogliono bene sempre e comunque, malgrado le inevitabili liti e incomprensioni che esistono in ogni buona famiglia e in ogni storia d’amore che si rispetti. Le ultime due pagine sono pura poesia e trasmettono un incantevole e prezioso  insegnamento ai lettori grandi e piccoli: “come hanno fatto il principe e la principessa a continuare ad amarsi nonostante tutte queste prove?”  si chiede l’Autrice. La risposta è di una semplicità e saggezza disarmanti : “Penso proprio che siano cresciuti”, perché L’Amore vero, e chi ama lo sa, resiste alla prova più grande, quella del Tempo, perché è senza fine.

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eccomi, blogger anch’io! L’ennesima mamma che blogga… questo sarà un blog su letteratura per l’infanzia, una mia passione. il nome del blog è ispirato alla frase che ogni sera mia figlia mi ripete a volte in tono supplichevole, a volte imperioso: “leggi mamma, leggi!” . ho due figli: una di 4 anni, Antea, e un piccolino di soli 4 mesi, Francesco Lucio, a entrambi leggo storie da quando avevano solo 24 ore di vita . Condividerò con voi le mie scoperte in questo universo affascinante che è la letteratura per bambini, non senza fare qualche incursione nella letteratura per giovani adulti visto che, oltre che mamma, sono anche un insegnante di italiano alle superiori.


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