LEGGI, MAMMA, LEGGI!

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Adriane Tomine per il New Yorker

 

 

Cari tutti,

il mio augurio per il nuovo anno è di innamorarvi di voi stessi, di una poesia, di una persona, di un ideale, di un libro, di un sogno…

Cogliete ogni frutto dall’albero e fatene conserva.

Buon 2014.

Emma.

Marilyn-Monroe-Jocelyne Grivaud

“There’s a princess in every girl.”

Barbie (1959- living)

Immagine di Jocelyne Grivaude

Andy-Warhol-Marilyn

“No one ever told me I was pretty when I was a little girl;

all little girls should be told they are pretty even if they’re not.”

Marilyn Monroe (1926 – 1962)

Io sono una pro Barbie su tutti i fronti e Marilyn Monroe è stata, per me,  la Barbie più Barbie di tutti tempi quando ancora Barbie non era nata, nessuna potrà essere più Barbie di lei, neanche la stessa Barbie probabilmente, ed è per questo che la adoro: la sua barbitudine è insuperabile ed insuperata.

Per affermarsi Marilyn ha fatto leva sulle medesime qualità per le quali la bambola è famosa (corpo sexy, labbra seducenti, sguardo da gattina), però poi ha dimostrato di saper anche recitare, così come Barbie che da fatalona e impenitente rubacuori sa trasformarsi , con un opportuno cambio d’abito e pettinatura, in occhialuta e rampante manager in tallieur o in un’affascinante pilota d’aereo.

Anche Barbie, quando ha fatto il suo debutto in società nel 1959, era brunetta come Marilyn, poi entrambe hanno dovuto scegliere un più californiano e glamour color biondo miele per la loro chioma, così, giusto per essere notate e perché si sa: il biondo ammorbidisce i lineamenti e li illumina rendendo il volto più telegenico.

maryfirst barbie

Sia Marilyn che Barbie hanno iniziato la loro carriera posando in costume da bagno, le loro forme strizzate in quei bikini così castigati che usavano allora e in entrambe si notava , come un marchio di  fabbrica, quella malizia involontaria nello sguardo da Lolite che sarebbe stato il loro pass par tout verso il successo.

Hanno interpretato mille ruoli diversi, avuto tanti Best friends eccellenti, veri o presunti, e qualche amore che andava e veniva, case da sogno, party a la page, matrimoni scintillanti e auto potenti che le hanno scarrozzate in giro per il mondo e vestiti  firmati che hanno fasciato le loro anche, considerate o troppo strette o troppo larghe, a seconda di chi le soppesava con gli occhi.

Non hanno avuto una famiglia vera di cui sentirsi parte né figli da accudire ma sono state entrambe di tutti quelli che le volevano possedere (e quindi di nessuno veramente) e che le hanno fatte a pezzi, metaforicamente e non, o per scarso amore o per invidia o per semplice noia o per distrazione.

Non sono mai invecchiate: il tempo, benevolo, le ha graziate risparmiando ai loro volti e ai loro corpi le offese delle rughe e della decadenza.

Non so che donna sarà mia figlia, quanto in lei ci sarà di Barbie (bambola che ama come la mamma), quanto di Marilyn: forse niente, o qualcosa , o tutto.

A volte provo ad immaginarmela grande e non ci riesco.

So però perfettamente quello che vorrei per lei.

Vorrei che le fosse risparmiata la bellezza e la perfezione a tutti i costi di Barbie, così logorante e spietata nella sua eternità, e che si sentisse amata a differenza di Marilyn, che poi, in fondo, alla Vita non chiedeva altro.

Vorrei che invecchiasse con tutte le sue rughe e che vivesse un esistenza lunga e tranquilla, che facesse il mestiere dei suoi sogni e amasse un uomo solo con ferma convinzione e piena corrispondenza di sentimenti.

Vorrei che possedesse una bella casa, vestiti carini come quelli che le compro io, e vorrei che un giorno mettesse al mondo dei figli che l’aiutino a volersi bene almeno un pò, proprio come lei aiuta me.

E  vorrei che vedendo un film di Marilyn o giocando con la Barbie delle sue figlie, le venisse una voglia insopprimibile di tingersi di biondo i capelli, mettersi in sella ad una bici e uscire nel sole, incontro alla Luce, con le braccia spalancate, viva.

Will you please call me Cordelia di Kass Hall

“Will you please call me Cordelia” di Kass Hall

“Ho sempre fatto finta di chiamarmi Cordelia. Però se mi chiamate col mio nome , per piacere chiamatemi Anne con la “e” alla fine anziché Anna”

“Che differenza fa com’è scritto?” chiese Marilla con un altro sorriso arrugginito mentre prendeva la teiera.

“Fa una grande differenza. Ha un aspetto migliore. … Anna ha un aspetto orribile. Anne è molto più distinto. Se cercherete di chiamarmi Anne con la e finale io cercherò di sopportare il fatto di non chiamarmi Cordelia”.

Anna dai capelli rossi- Anna dei tetti verdi  Di Lucy Maud Montgomery

Ho sempre provato una grande tenerezza per  le persone che , grazie all’immaginazione, rendono perfetto un mondo spietatamente imperfetto trasformandolo in un luogo decisamente più affascinante e seducente di quanto non lo sia in realtà. Anna (o, come preferirebbe lei,  Anne) ha questa rara dote che appartiene solo alle anime belle: attraverso i suoi occhi le cose più banali e grigie assumono un’eleganza  e una luce che le nobilita.

Anna Shirley è un umile orfana e non ha avuto il privilegio di crescere in un ambiente sofisticato, tuttavia è in grado di apprezzare e di cogliere la raffinatezza  e la desidera nella sua esistenza con tutta se stessa :  ama i nomi ricercati, distinti, e sa riconoscere l’eleganza che la sostituzione di una “e”  al posto della “a” finale dona al suo comune e semplice nome di battesimo. Come fai a non voler bene ad una così? Ad una che finge di chiamarsi Cordelia? A volte nella vita bisognerebbe fare come lei: cercare disperatamente, ostinatamente, follemente l’eleganza e la raffinatezza anche laddove sembra non ve ne sia traccia alcuna, perché la realtà può essere infinitamente più interessante se la guardi con gli occhi di Cordelia.

scuola

A SCUOLA!
Si radunino in classe tutti i piccoli poeti
e vengan premiati da giurati idioti
e ci si accerti che la convocazione sia generale
e poi proceda al peggio ciò che è iniziato male.
Però non si pretendi che la Musa frequenti questa scuola.
Guarda che fuga ha fatto, mica è scema.

Da “Il cinico bebè ed altre poesie” di Stevie Smith (traduzione di Gilberto Sacerdoti), Donzelli Editore (Collana Poesia)

Antea, la mia piccola poetessa, domani ha il suo primo giorno di scuola elementare.
E, da mamma-insegnante, non posso che augurarle, parafrasando le ciniche parole della Smith, che i suoi giurati non siano idioti, che tutto vada bene e proceda per il meglio, e, soprattutto, che la Musa frequenti la sua scuola senza mai darsi alla fuga perché una scuola in cui c’è Poesia è possibile: basta volerla.

alunni

marylin

I know you are reading this poem as you pace beside the stove
warming milk, a crying child on your shoulder, a book in your hand
because life is short and you too are thirsty.

So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,perché la vita è breve e anche tu hai sete.

DaAtlas of a difficult world” di Adrienne Rich. Traduzione tratta da : Adrienne Rich, ” Cartografie del silenzio a cura di Maria Luisa Vezzali, Crocetti Editore, 2000.

Sono sempre stata, fin da bambina, una lettrice seriale, “divoravo” libri e libri con una fame insaziabile, bulimica, pantagruelica. La quiete serena e colma di goduriosa soddisfazione che mi regalava la lettura di un libro difficilmente la trovavo in compagnia delle persone. Questo accadeva prima di avere dei figli. Le mie amiche, lettrici voraci quanto me (“chi si somiglia si piglia”), che mi avevano preceduta nel diventare mamma, mi avevano avvertito: “quando avrai dei figli scordati di leggere!”. Avevano ragione, ovviamente. La media dei libri letti in un mese è scesa paurosamente da quando ho due bimbi, riprende un po’ quota in Estate ma niente a che vedere con le scorpacciate dell’era pre-figli. Però le mie amiche avevano trascurato di dirmi una cosa importante sulla maternità e sui libri, una cosa che ho scoperto con stupore e gioia incantata: leggere insieme a qualcuno è infinitamente più divertente che farlo da soli, se poi questo “qualcuno” sono i tuoi figli (e i loro gusti non si allontanano tantissimo dai tuoi) allora fa niente se si legge di meno perché il piacere che ricavo da una lettura in compagnia dei miei bambini è di gran lunga più intenso di quello che provavo quando sprofondavo nella poltrona per lunghe maratone di lettura in solitaria. Inoltre avere poco tempo da dedicare ai libri ha affinato i miei criteri di selezione: ora sono una lettrice più esigente, le mie scelte sono diventate più ponderate e meno casuali perché legate alle emozioni che provo e alla mia vita, le mie letture sono migliorate facendosi più “sostanziose” e guadagnando in spessore e profondità. Diventare mamma non ha mai spento quella sete, l’ha solo trasformata e mi ha insegnato il piacere di condividerla con le persone che amo di più al mondo: i miei figli.

grace kelly legge alice

PORTUGAL, MINHO, 1956

Edouard Boubat, Portogallo, 1958.

Goodbye grey sky, hello blue.
There’s nothing can hold me when I hold you.

Dalla sigla di Happy Days

Capita, un pomeriggio estivo, che insegni a tua figlia i giorni della settimana in inglese e che, per farlo, cerchi su youtube la sigla di “Happy days”.
Capita che, mentre la senti, ti assale una potente nostalgia e che ti metti a cercare, compulsivamente, tutti gli episodi della serie in rete e che ti riscopri a ridere come ridevi allora ma solo perché pensi alla te di allora non perché, bisogna riconoscerlo, le battute fossero poi così spassose.
Capita che, presa dalla morsa dell'”Amarcord”, rispolveri i tuoi libri di fine anni ’70 (grazie, mamma, per non averli buttati via!) su Fonzie e la sua banda, pubblicati da una casa editrice che non so se esiste ancora, e che ti ritrovi a pensare che non vedi l’ora di leggerli a tua figlia maggiore sperando che si diverta come ti sei divertita tu quando avevi la sua età.
Capita che, con stupore, mentre li leggi rammenti, incredibilmente, come va a finire e che ricordi persino le puntate sebbene sia da parecchio che non le guardi più.

Capita che, in particolare, ti viene in mente una scena divertentissima di un Fonzie che va in campeggio e cerca di dormire ma i versi degli animali nel bosco non gli fanno chiudere occhio e allora schiocca il pollice, alla maniera sua, e li zittisce.

Capita che cerchi proprio quella scena e, con emozione, la trovi per scoprire che la memoria ti ha tradita, giusto un poco però, perché gli animali stanno zitti dopo che Fonzie gli ha intimato un brusco “Cool it!”

Capita che, ormai risucchiata da questo vortice di nostalgia molesta, cerchi di sapere che fine ha fatto il tuo beniamino, Fonzie, e scopri che (ma guarda tu, le coincidenze….) si è messo a scrivere libri per bambini che parlano di bambini che, come lui da piccolo, soffrono di dislessia.

Capita che te li procuri questi libri e che pensi che, oltre che bello, è anche bravo quell’uomo lì….

Capita che ti ritrovi a pensare che  non sai che daresti per ritornare a quei giorni, felici e spensierati, quando la vita era semplice come nel telefilm e Fonzie ti faceva sospirare davanti allo schermo della tv e quando anche tu, con un semplice suo schioccare del pollice, te ne saresti  saresti stata zitta come gli animaletti del bosco, in adorazione, estasiata, davanti a lui e al suo giubbotto di pelle nera, sotto cieli per sempre azzurri….

antigone

Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. E’ rischioso ma è più rischioso non farlo mai.

Grabriele Romagnoli, dall’articolo “Cercasi Antigone per la Rivoluzione”, Vanity Fair del 5-06-2013, pag. 74

“Antigone”, disse sua sorella”Ti uccideranno”. “In qualche modo dovrò pur morire”, disse Antigone sempre rivolgendole le spalle. “Dovrò passare molto più tempo da morta che da viva”. “Sei pazza”, le disse la sorella.” E mi fai paura. Ma giuro. Non racconterò a nessuno quello che stai per fare”. L’affermazione fece girare la sorella minore per guardare di nuovo la maggiore negli occhi. ” URLALO PURE CON TUTTA LA VOCE CHE HAI!”, strillò.” NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICI. NON MI IMPORTA CIO’ CHE CREONTE DICE. NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICE LA GENTE, NON MI IMPORTA DI NESSUNO.”

Da “La storia di Antigone raccontata da Ali Smith” , 2011, Gruppo editoriale L’Espresso. Illustrazioni di Laura Paoletti.

Quando  mi chiedono perché ho chiamato mia figlia primogenita Antea non dico mai la verità perché temo di apparire troppo intellettuale radical chic, di fare la figura della snob (che non sono) e quindi rispondo delle ragioni che sono più o meno vere , ma che non sono LA ragione principale. Dico che l’ho scelto perché è un nome raro e originale ma al tempo stesso semplice e dolce, perché l’etimologia richiama la parola greca che significa “fiore” (anthos), perché il nonno paterno si chiama Antonio e i due nomi hanno la stessa radice, perché all’Università avevo una compagna di studi che ho poi perso di vista che si chiamava così ed era bellissima e intelligentissima. Ma la verità è che mia figlia si chiama così perché circa 2500 anni fa un tragediografo, Sofocle, ha reso immortale uno dei personaggi della mitologia greca più affascinanti: Antigone. Dicevano i latini che nel nome c’è il nostro destino (“nomen est omen”) ma non auguro di certo il destino di Antigone ad Antea: figlia di Edipo, che si cava gli occhi quando scopre di aver amato la madre, Antigone si oppone al divieto imposto dallo zio Creonte di seppellire il corpo del fratello Polinice che doveva giacere, privo di dignità e pietà umana, in pasto alle carogne e agli uccelli rapaci, perché si era opposto al fratello Eteocle, usurpatore del trono tebano. La ribellione di Antigone ad una legge iniqua, che va contro la legge di natura di dare degna sepoltura ai morti, le costerà la vita. Nel nome di mia figlia, così come in quello di Antigone, c’è questa parola: “anti”, questo seme di ribellione e di anticonformismo che spero germogli perché, come scrive Romagnoli nel suo articolo:

Tutte le istituzioni, per prima la famiglia, insegnano ai bambini il valore dell’obbedienza. Antigone insegna quello della disobbedienza. L’obbedienza porta un premio, la disobbedienza un castigo. Richiede coraggio, spirito di sacrificio, idealismo. Ma è la disobbedienza lo strappo che consente alla storia di avanzare sul solco della giustizia e non in quello della volontà di un qualunque governante.

Ecco perché mia figlia l’ho chiamata Antea: perché volevo che il nome le trasmettesse, per “osmosi”, proprio queste virtù che elenca Romagnoli: il coraggio, lo spirito di sacrificio, l’idealismo. Perché Antigone è Ipazia, che nel IV sec d. c. viene uccisa per difendere il suo amore per la scienza, è Malala Yousafzi,  che ha quasi perso la vita per affermare il diritto allo studio delle bambine pakistane, è Eleonora Pimental de Fonseca, è  Rosa Parks, è Dolores Ibàrruri, e tante altre ancora e, in questi giorni, è la ragazza vestita di rosso che al Gezi Park di Istanbul resta immobile di fronte al getto dell’idrante della polizia, simbolo dell’ accecante splendore della disobbedienza.

turchia-donna (foto Sinem Babul)

oleg-dou-Fawn, 2009 1

Foto di Oleg Dou : “Fawn” 2009, dalla serie Cubs

Uno degli assassini più disgustosi, disinibiti e crudeli è l’animale che subito dopo la colomba è un simbolo proverbiale
della mitezza, il capriolo Bambi, esaltato fino alla nausea da Felix Salten. Questa bestia malevola oltretutto possiede un’arma, le corna, e le sue inibizioni a servirsene sono dannatamente scarse…la persona inesperta non riconosce una seria intenzione aggressiva nel lento incedere del capriolo e spesso non lo prende sul serio neppure quando le è già pericolosamente vicino e la tasta con le corna. Poi all’improvviso incominciano a piovere i colpi di quell’arma acuminata con forza sorprendente e siete fortunati se riuscite in tempo ad afferrare con le mani le corna dell’aggressore. Segue allora un estenuante corpo a corpo che vi fa grondare di sudore, vi lacera le mani e nel quale anche per una persona forte è difficile avere la meglio sul capriolo, se non le riesce di affiancarsi alla bestia e piegarle il collo all’indietro. Ma naturalmente ci si vergogna di chiamare aiuto… finché non ci si trova la punta del corno nella pancia. Quando, dunque, vi vedete venire incontro un capriolo mite e grazioso con il suo caratteristico passo di parata, che muove leziosamente le corna con aria amichevole e giocosa, colpitelo con un bastone da passeggio, con una pietra o semplicemente col pugno, ma comunque con un bel colpo violento assestato, lateralmente, sul muso, prima che esso vi conficchi le corna in corpo.

da Konrad Lorenz, L’anello di Re Salomone, Adelphi

Da bambina ho amato alla follia Bambi, come tanti della mia generazione. Trovavo adorabili il suo musetto e i suoi occhioni teneri e sgranati sul  mondo. Poi, però, ho letto questa pagina di Lorenz  e ogni volta che rivedo il film della Disney con mia figlia (anche lei lo adora) non posso fare a meno di pensare, per associazione di idee, al coniglio bianco di Monty Python, grazioso ed innocuo all’apparenza ma, nella realtà, un sanguinario killer azzannacolli. E finisco sempre col chiedermi, con un peso nel cuore, quanti disgustosi Bambi e quanti crudeli coniglietti bianchi i miei bimbi incontreranno nella loro vita di adulti, quando, ormai lontani da me, non sarò più lì al loro fianco ad assestare colpi violenti, come consiglia Lorenz, sul muso di chiunque cercherà di incornarli…

child with a shell-by-edouard-boubatFoto di Edouard Boubat

Listen to the mustn’ts, child. Listen to the don’ts.

Listen to the shouldn’ts, the impossibles, the won’ts.

Listen to the never haves, then listen close to me…

Anything can happen, child. Anything can be.

 

Ascolta pure i “Non si deve…”, bambino. Ascolta i “Non si fa!”.

Ascolta anche  i “Non è permesso!”, “E’ impossibile!”,”Non accadrà!”.

Ascolta sopratutto i “Non sarà mai tuo! “, ma poi avvicinati e stammi un pò a sentire:

Non c’è nulla di impossibile, bambino: tutto può avvenire…..

Shel Silverstein (mia libera traduzione)

Da ripetersi come un mantra, anche a noi adulti, perché alla fine le fiabe ci aiutano a fare proprio questo: credere che non ci sia nulla di veramente impossibile e che tutto possa, prima o poi, inaspettatamente accadere.

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